Il Più Gran Tanguero Della Pampa

tango

LAURA BLENGINO.

Le luci in platea si spengono. Quelle sul palco si accendono. L’atmosfera si crea.
I Mamagrè, musicisti, e Elena Griseri, la lettrice, prendono posto.
La musica appassionata e malinconica del tango inizia. Le parole tratte dal libro “Di lama e d’ocarina” fluiscono come un fiume in piena. Così ci sembra di assaggiare il muflone patagueno, di sentire l’alito dei coltelli, di ascoltare il silenzio della prateria immersi nel buio e nelle stelle, di ballare un appassionato tango, di soffrire dannatamente per amore e di ammirare il sole distendersi nella pampa.
Questo spettacolo è tratto dall’omonimo primo racconto del volume, “Il più gran tanguero della pampa”, nato dalla penna del bravo, poetico e simpatico Francesco Scarrone. Nella sua scrittura non mancano venature di ironia.
Ascoltiamo e siamo subito rapiti. Ma non rapiti fisicamente, infatti non chiedono un riscatto. Rapiti nel senso di estasiati.
<<C’era quella vaga magia che solo Buenos Aires si porta nelle vene.>>
Piccola bugia. Non solo lì, ma anche in questo teatro a Mondovì c’è un alone di incanto.
<<Un tanguero deve portare un’ombra sul volto, un cerotto sul cuore e una pallina sempre in tasca.>>
A mio parere per la prima cosa siamo a posto, c’è il buio della sala. Per la seconda anche. Tanto una ferita ce l’abbiamo tutti: chi al cuore, chi a un dito, chi a una gamba. Per la terza. Perché diamine una pallina? Lo scopriremo solo leggendo.
Intanto, mentre proviamo a dare una risposta- non barate sbirciando nelle pagine!- prendiamo il cuore del nostro vicino e <<balliamoci sopra coi tacchi affilati e ridiamo della sua pena.>> Naturalmente a ritmo di tango.

Laura Blengino