Babau

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Racconto ispirato all’immagine (immagine di Anna Cola, nella mostra “Notes” all’interno della Mostra Artigianato a Mondovì.)

LAURA BLENGINO

Il letto scricchiolava. I latrati diventavano sempre più vicini. Ogni cosa non era più quello che era. Tutto appariva diverso. E tutto appariva spaventoso. Il comodino, la lampada, i soldatini e il suo pallone da rugby sembravano mostri.
Silenzio.
“Forse se n’è andato” pensò Andrea. Ma sapeva che non era così.
Poi, all’improvviso, un respiro. E un ringhio. E poi un tintinnio sulle aste del lettino.
Il mostro si divertiva a sbattere le unghie contro. E si divertiva un mondo a spaventarlo fino alla pazzia.
Ma il bimbo non riusciva a vederlo.
Andrea aveva il cuore in gola, il cuore batteva all’inverosimile, il respiro andava a centomila chilometri all’ora, la testa gli girava… non aveva più il controllo del suo corpo.

Poi l’ombra comparve. Una sagoma completamente nera, con unghie luuuunghe. A pochi centimetri da lui. La mano si avvicinava al suo volto, inesorabile.
Andrea sarebbe svenuto, o morto dalla paura.
Non sapendo cosa fare il bimbo allungò la mano, a sua volta, verso una luce di salvezza. La luce della lampada.
Chiarore si diffuse nella stanza. Tutto era sparito. Tutto era normale.
Il cuore batteva regolare, il respiro era ritmico lento e non aveva più il capogiro. Gli oggetti erano gli oggetti. Il comodino, la lampada, i soldatini e il suo pallone da rugby erano di nuovo regolari e non prolungamenti del Babau.
Non aveva più il coraggio di restare al buio. Così la luce rimase accesa a rischiarare il suo cuore di bimbo. E piano piano gli occhietti scesero nel buio del sonno.