I Recall Calleri

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LORENZO BARBERIS

Come ormai consuetudine da alcuni anni, in occasione dell’8 marzo la Fidapa monregalese (Federazione Italiana delle Donne nelle Arti, Professioni, Affari) organizza in collaborazione con la città di Mondovì una mostra d’arte al femminile in cui viene approfondita una figura di autrice. Quest’anno si è ricordata Giovanna Calleri, figura storica dell’arte locale e prima donna ad apparire nel novero dei pittori della “scuola monregalese”.

Giovanna nasce nel 1875 in una famiglia caratterizzata da una certa propensione artistica: il padre Celestino Calleri e la sorella Rosalia sono poeti arguti, autori di componimenti in particolare rivolti all’infanzia, con uno stile garbato che si ritrova nelle opere di Giovanna.

Diplomatasi maestra elementare a Mondovì nel 1893, diviene poi direttrice di Giardini d’Infanzia, e viaggia in varie scuole del recente Regno d’Italia, secondo un principio di mobilità territoriale che mirava all’unificazione culturale tramite lo spostamento dei funzionari educativi. E’ in Sicilia, poi a Belluno, finché si avvicina prima ad Oneglia, poi a Mondovì.

E’ col ritorno in città che inizia ad occuparsi di disegno, anche per passare a insegnarlo alle scuole medie. Supera l’esame a Venezia, e ottiene una cattedra a Pavia, dove si trasferisce.

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La preminenza del disegno si esprime nell’autrice con il ricorso prevalente alla china, talvolta acquerellata, che usa soprattutto per scorci campestri e vedute storiche.

In particolare, è però il lavoro sugli scorci di Mondovì ad assumere un valore significativo: con i suoi delicati disegni è in qualche modo la Calleri a inventare un certo pittoresco locale, quasi pascoliano, che ha una vasta influenza sull’arte monregalese successiva, e in generale su un certo immaginario cittadino.

Nonostante il segno educato e lieve, le vedute uniscono alla grazia una certa forza, un certo gusto goticheggiante che affiora qua e là, in un campanile in pietra o in uno scorcio singolare.

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Molto belle sono poi le nature morte, spesso legate all’assolutezza pura e mistica delle rose, non di rado associate a qualche elemento tipicamente monregalese come qualche vaso in ceramica “a pizzi blu”, o qualche libro illustrato a stampa. Anche qui, il segno è minuzioso, paziente, soffuso ma anche dotato di una certa elegante potenza visiva, che abbiamo scelto per la copertina di questo post e per quella della testata per il mese di Marzo. Un aspetto della produzione dell’autrice noto, ma meno simbolico delle sue vedute, più connesse alla storia cittadina, ma comunque decisamente meritevole di attenzione.

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Il nucleo del lavoro della Calleri, come detto, sono però le sue vedute.

Di particolare impatto, a tale proposito, è uno degli ultimi lavori, quello che va a documentare i monumenti monregalesi distrutti nel corso dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Sono forse le opere più partecipate tra le sue vedute, dove senza alcuna enfasi retorica nel disegno (anzi, proprio per questo) passa con forza, assieme a una preziosa testimonianza storica, il senso del laceramento della comunità, le macerie del vivere comune da ricostruire dopo il tempo di distruzione, di cui le chiese bombardate, i ponti saltati sono il volto più visibile (a cui corrisponde la distruzione, fisica e morale, provocata dall’occupazione nazifascista). “La chiesa ferita”, come da azzeccato titolo dell’opera qui sopra.

In questa pittura realmente “civica” troviamo inoltre, nel tema della rovina, la piena espressione di quel gusto “gotico” che affiora tra le sue vedute, e che in qualche modo emancipa l’autrice dal rischio della ghettizzazione di una “pittura al femminile”, mostrando una scelta artistica che sa essere, all’occorrenza, forte.

Giovanna Calleri morirà l’anno seguente alla fine della guerra, nel 1946, quasi a segnare con lei la fine di un mondo ottocentesco, non più possibile, nemmeno a Mondovì. In un’ideale storia dell’arte monregalese, le rovine della Calleri dovrebbero segnare la transizione, forse, da un’arte figurativa a una necessariamente astratta, che renda ragione di un disfacimento non più del tutto ricomponibile (la posizione, per certi versi, di Picasso), lasciando quindi il posto ad Ego Bianchi ed altri che in effetti vi furono. Ma invece, legittimamente, continuò anche una preminenza figurativa: che era forse, ormai, nostalgia.

Per questo, forse, è giusto che ricordiamo la Calleri: è l’ambizione gozzaniana a quella Mondovì che non è più possibile.