La sfida del recensore

Level up

LAURA BLENGINO

Il breve romanzo  “Xingu” è tutto incentrato sul titolo. Cos’è questo Xingu?

E’ un romanzo scritto metà in modo comico e metà fintamente serio.

Un gruppo di signore s’incontra nel loro club di cultura, il “Lunch Club”.

Un giorno viene anche invitata la scrittrice Osiric Dane,  una famosa romanziera. Lei durante la chiacchierata sfoggia troppo la sua superiorità culturale. Allora, infastidita, una signora del Club decide di darle una lezione. Chiede alla scrittrice cosa ne pensa di Xingu. Tutte le altre colleghe le danno manforte, benché ignare di cosa sia realmente. Io all’inizio mentre lo leggevo pensavo Xingu fosse un termine del tutto inventato. Ed ero incuriosita tanto quanto i personaggi dello scritto. Anche Osiric inizia a incuriosirsi e a indagare, anche perché è inconcepibile che esista qualcosa che lei non conosca, e questo le reca fastidio.

All’inizio il romanzo descrive i personaggi, l’atmosfera del club. Non succede niente ed è un po’ lento. Poi ti prende quando vuoi avere una risposta su questo dannato Xingu.

E alla fine c’è il colpo di scena finale. Lo Xingu esiste veramente. Per non svelare di più, dico solo che “Xingu” riguarda il settore geografico.

«La signorina Van Vluyck risfogliò il volume, scrutando coi suoi occhi da miope sfogliando su e giù le pagine, finché si arrestò e rimase immobile come un cane da ferma.

-Ebbene, l’avete trovato?- s’informò la signora Ballinger dopo un lungo istante di attesa.

-Sì, l’ho trovato- disse la signora Van Vluyck con voce strana.»

*

Ma forse Xingu è un romanzo inventato.
Forse è solo un pretesto per introdurre questa rubrica di giochi letterari.
Lettori, vi sfido.
Qui sotto vi è la recensione di un altro romanzo.
Qual è quello vero, qual è quello immaginario?
Decidetelo voi.
(Senza consultare Google, ovviamente).

*

Il romanzo “Level up” ha un ritmo serrato e invogliante. E’ il primo romanzo della scrittrice londinese Aretha Ball, nata nel 1980. Il protagonista è maschile. E una caratteristica è che il nome non viene mai detto. Viene scritto sempre in modo generico, senza regalargli mai un nome. Ti cattura fin dalla prima pagina. L’atmosfera iniziale è tranquilla e poi mano a mano si trasforma in qualcosa di ansioso. Frasi brevi e secche ti spingono in uno stato inquieto. Non sai più se il protagonista sia colpevole o innocente. Non sai neanche cosa ha commesso. Sembra un po’ un’atmosfera kafkiana.

Poi dopo le prime pagine c’è la svolta e capisci: si basa tutto su questo punto. Si trova dentro a un videogame. E appunto passa di livello in livello, con varie prove da superare. In un mix di giallo, prove d’abilità, di velocità e a volte anche di un pizzico di surreale.
Ho apprezzato in particolare un passo, e lo riporto:

«E davanti a lui si para uno spettacolo inquietante.
Nessun corpo, nessuna traccia rossa e sospeso in aria un cartellone. Lettere come funeree ombre.
Level up.»

Un libro unico. Mi ha lasciato incollata alla sedia. Non potevo non finirlo.
Dopo un paio di pagine, sei in un videogame.
Allora viene da chiedersi: e se anche questo fa parte di un gioco?
Io leggo un libro, lo finisco e poi c’è una prova.
Il gioco nel gioco.
Poi appoggio il libro e niente succede.
Un grande sospiro di sollievo.

Laura Blengino

(immagine: Laura Blengino, “Insert Coin”)