Donne cartacee

Gauguin

 (particolare di Paul Gauguin)

LAURA BLENGINO

-Di sicuro non sono Ada- disse- lei è piena di lunghi boccoli e io non ne ho nemmeno uno; e sono sicura che non posso essere Mabel, perchè io so un mucchio di cose e lei, oh, ne sa veramente pochine! Inoltre lei è lei e io sono io, e… oh povera me, che confusione! (Alice; da “Le avventure di Alice nel paese delle meraviglie”)

-So fare tutte le cose dei maschi. Corro veloce quanto loro e cavalco meglio di loro, poi se c’è da lavorare non mi tiro indietro: so lavare e pulire la casa, ma anche raccogliere la legna, riconoscere un pappagallo da un tucano e non mi spaventano i serpenti. Ma sembra che non conti niente. Continuano tutti a rimproverarmi e a darmi ordini come si fa con le femmine. (Anita; da “Ho attraversato il mare a piedi”)

-Lei ha detto che era una femmina e io ho pianto, sono contenta che lo sia. E spero che sia anche stupida: è la cosa migliore per una ragazza in questo mondo, essere una bella oca giuliva! (Daisy; da “Il grande Gatsby”)

-Tutto il mio piacere consiste nel vedermi servita, vagheggiata adorata. Questa è la mia debolezza, e questa è la debolezza di quasi tutte le donne. A maritarmi non ci penso nemmeno… non ho bisogno di nessuno… vivo onestamente, e godo la mia libertà. Tratto con tutti, ma non mi innamoro mai di nessuno. Voglio burlarmi di tante caricature di amanti spasimati…, e voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere e conquassare quei cuori barbari e duri che son nemici di noi, che siamo la miglior cosa che abbia prodotto al mondo la bella madre natura. (Mirandolina; da “La locandiera”)

-Tu l’hai portato. Egli non è ancora tra noi. Ma i nostri mondi sono già così vicini che abbiamo potuto vederci; per la durata di un lampo la sottile parete che ancora ci separa si è fatta trasparente. Presto sarà del tutto con noi e mi chiamerà con il mio nuovo nome, quello che solo lui può darmi. Allora io sarò guarita e Fantasia con me. (Infanta Imperatrice; da “La storia infinita”)

-Lui mi ha seguita per un po’. Poi si è messo con il cavallo davanti a me ed è sceso con il frustino in mano. Mi è saltato addosso. Ha cercato di baciarmi. Ho tentato di impedirglielo. Ho urlato. Mi ha dato un pugno. Sono riuscita a strappargli il frustino dalle mani e gliel’ho dato sul viso, con tutte le mie forze. Gli ho lasciato il segno. Poi gli ho preso il cavallo, ci sono saltata sopra e sono scappata a tutta velocità. (Anita; da “Ho attraversato il mare a piedi”)

-Be’, comunque fa parte del gioco. Sì il gioco del “sii sempre contento”. Me l’ha insegnato papà; è molto carino. L’abbiamo sempre giocato insieme, fin da quando ero piccola, piccola. L’ho anche insegnato alle signore dell’Assistenza, e qualcuna di loro ha anche imparato a giocarlo.
… Ma sì. Il gioco consisteva proprio nel trovare in qualsiasi situazione qualcosa di cui potersi rallegrare; non importa che cosa. E noi cominciammo proprio dalle stampelle. (Pollyanna; da “Pollyanna”)

-I miei più grandi dolori sono stati i dolori di Heathcliff, e tutti li ho conosciuti e provati fin dal principio; è lui la mia ragione di vita. Se tutto il resto perisse, tranne lui, continuerei a esistere; e se tutto il resto rimanesse e lui fosse annientato, l’universo mi sarebbe estraneo. Non ne farei più parte. Il mio amore per Linton è simile alle foglie dei boschi. So che il tempo lo muterà, come l’inverno muta gli alberi… Ma il mio amore per Heathcliff somiglia alle rocce eterne sotto di noi… Una sorgente di gioia poco visibile, ma necessaria. (Catherine; da “Cime tempestose”)