I Pio di Prassotere, una dinastia leggendaria

copprova_page-0001

GABRIELLA MONGARDI

I Pio di Prassotere, una dinastia leggendaria di Silvia Pio (Editrice Impressioni Grafiche, Acqui Terme 2022) è un libretto sobrio ed essenziale in cui l’autrice ha raccolto, debitamente rielaborati e riorganizzati, gli articoli scritti per  “Margutte” partendo da foto tratte dall’album di famiglia e ricostruendo le storie di chi in quelle foto compariva, “altrimenti non saranno che volti sconosciuti e pezzi mancanti”… Alla base della scrittura c’è quindi un umanissimo bisogno di ritrovare il passato in cui affondano le proprie radici, di fare i conti e magari riconciliarsi con esso, c’è il desiderio di lasciare un’ “eredità di affetti” ai pronipoti, ma siccome si tratta di una famiglia contadina vissuta nelle Langhe del Novecento (il patriarca nonché nonno dell’autrice, Bartolomeo Pio, è nato nel 1900 e morto nel 1990) il libro cessa di essere “una questione privata” e diventa ipso facto un’interessantissima testimonianza di un mondo che anche nelle Langhe, oggi dichiarate dall’Unesco “Patrimonio dell’Umanità”, non esiste più – un mondo da non dimenticare, certamente, ma nemmeno da idealizzare o mitizzare.

«I bambini esploravano ogni angolo della cascina, salendo sul fienile e buttandosi giù dal buco che serviva per far scendere il foraggio; col bel tempo si spingevano fino alle vigne, per mangiare gli acini senza neppure staccare i grappoli, e fino al rittano, per berne l’acqua con l’aiuto di grandi foglie arrotolate a cono. Ogni stagione aveva la sua frutta, colta sugli alberi.
In inverno si andava nella stalla quando si era stufi del chiacchierare dei grandi in cucina, facendo attenzione a non sporcarsi le scarpe, e si finiva per fare le stesse chiacchiere sulle balle di paglia pulita. A sera si tornava a casa con un saluto veloce, come chi sa che si rivedrà presto, fra una settimana appena.
[…] La cascina è ancora là ma non appartiene più alla famiglia. […] I procugini, nostri figli, non hanno mai giocato in quell’aia, non sono entrati nella stalla (che ora non è più tale) e in nessuna stalla. Non credo conoscano l’odore del letame, la fragranza del fieno o la ruvidezza della paglia. Raramente hanno mangiato la frutta dagli alberi o vendemmiato l’uva. Non voglio dire che la nostra sia stata un’infanzia idilliaca né so come le nuove generazioni considereranno la loro. Sono passati gli anni, sono cambiate le cose. È così.
Dove sono finiti quei tempi, lo sappiamo tutti. Il fatto che abbiano un significato per noi che li abbiamo vissuti non dà loro la dignità dell’importanza storica».

Come si vede, la scrittura di Silvia Pio si mantiene distaccata e “imparziale”, e modestamente non ha ambizioni di “importanza storica”: ciò non toglie che la “dinastia leggendaria” dei Pio di Prassotere – come la definisce il nonno – o piuttosto la “tribù” ramificata in oltre 30 famiglie, in cui «il sangue a volte scorre all’unisono», non rappresenti solo sé stessa, ma sia un tassello di una società che è radicalmente cambiata a partire dal secondo dopoguerra, che ha esteso a tutti conquiste di civiltà quali il diritto di voto, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, permettendo agli individui – specie alle donne  – di scegliere la propria vita anche al di fuori dei “binari” tracciati dalla famiglia d’origine.

Tra i 12 capitoli costruiti per temi (“Aritmetica famigliare”, “Pezzi mancanti”, “I grandi”, I piccoli”, “Maria e Piera”, “Matrimoni” “Sindaco di Mango” e così via) c’è anche posto per gli scritti del nonno Berto e dello zio Carlo, che avevano sentito il bisogno di lasciare alla famiglia un ricordo e un bilancio della loro vita: in un certo senso questo libro si ricollega a quegli scritti e li continua, ma da una prospettiva più esterna.

«Durante la vendemmia, tutti andavamo ad aiutare ed era divertente, anche se negli anni piovosi o molto caldi il lavoro non era privo di disagi. In quelle occasioni avevamo un assaggio edulcorato di quanta fatica avevano fatto i parenti: una fatica che la mia generazione non aveva mai avuto bisogno di provare e che non poteva neppure concepire. Grazie al cielo non possiamo proprio dire che la vita per noi sia stata “poche rose con tante spine” come afferma lo zio Carlo in chiusura delle sue memorie»

 Il libro sarà presentato ad Alba nella sede dell’Associazione Alec in via Vittorio Emanuele 30, 2° piano, venerdì 6 maggio 2022 alle ore 18:30

 

 

locandina-presentazione-alba