Sette voci in campo, antologia poetica sul calcio

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AA.VV.

Il capocannoniere di un campionato è sempre il miglior poeta dell’anno.
Pier Paolo Pasolini

“Coro da stadio – sette voci in campo” è una antologia poetica sul calcio.
Nata dalle comuni passioni degli autori: calcio e poesia – si propone come momento di riflessione sull’argomento.
Corrado Bagnoli, Marco Bellini, Vincenzo Mastropirro, Claudio Pagelli, Alfredo Panetta, Gianmarco Parodi e Pasquale Vitagliano sono dunque le “sette voci in campo”, che giocano di memoria e di fantasia, con e attraverso la poesia. Ognuno con la propria tecnica, la propria agilità, tutti al servizio di una raccolta piena di passione per questo straordinario gioco, che Sartre definiva “una metafora della vita”.
Stilisticamente, si passa da componimenti lunghi agli haiku, dal verso metrico a quello libero, da tensioni prosastiche ad accensioni liriche, nelle diverse interpretazioni dei poeti coinvolti nel progetto.
Un’antologia che ospita poeti del Nord e del Sud, nati dalla fine degli anni Cinquanta alla metà degli anni Ottanta, per una visione più ampia e più profonda del tema.
Un’esperienza collettiva, quindi, una squadra tutta italiana innamorata del Pallone e della Parola.

***

Poi, anche i nomi che avevo
già nella memoria diventarono
veri, gambe e facce e mani:
Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin,
Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola,
Peirò, Suarez, Corso. In mezzo
al campo. E io con loro. Perché
non mi sembrava di guardare,
ma di stare dentro una magia.
E avrei capito dopo cosa
dicevano i poeti, di come quello
fosse e continui a rimanere
un rito, una storia quasi sacra,
un’epica felice, benché il nemico
lì non c’è, non sia mai esistito.

Corrado Bagnoli

*
Tra l’incrocio e il prato

È la forza speciale dello stadio:
conservare il luogo certo, dove memorie
compiute al tempo dei fatti, lasciano
graffi tra l’erba. Le riconosci
stanno lì le memorie
se vuoi ascoltare
vecchio canto per una liturgia
zolla concimata dagli applausi
per quel pallone messo all’incrocio.

Marco Bellini

*
non ho mai fatto il portiere

pensare di avere una maglia diversa
senza palla tra i piedi, padrone solitario
di un piccolo pezzo di campo minato
unico e solo a respingere trame ad effetto

non ho mai fatto il portiere

pensare al suo eremo, al suo chiodo fisso:
parare, parare le offese, rinviare di piede
volare in cielo, allungarsi come una biscia
mostrare i pugni più grandi dei guantoni

non ho mai fatto il portiere

pensare di stare lì, fermo su quella linea
a guardia dei pali che si allargano e si stringono
chiudere ogni metro di quel rettangolo vuoto
serrare quello spazio di delusioni e apoteosi

pensare tutto questo
è davvero una follia…una follia d’amore

Vincenzo Mastropirro

*
Mi teneva per mano
il passo svelto verso San Siro
(sembrava un albero, visto dal basso,
un albero in cammino)
le nostre facce nell’aria di Milano
a dribblare schiere di schiene, talloni,
schiaffi inattesi – come la meta immensa,
astronave di pietra, cometa…

Claudio Pagelli

*
DOPPU DU CALCETTU

Ma po’, doppu c’ammata nci penzàu
viju i luci nto curtiji jà mpacci
mi cacciu i carzettuna, i rrobbi du palluni
appoju a borza sup’o tavulinu ‘i campeggiu
supra ‘u barcuni, mu rispira armen’iju
l’umbri carmi d’a notti.
Prima chi veni ‘u Gihanti u mi trova,
ndavìa sempi diciutu tra mia, ndavimu
a rimporzari i muscula, affilari l’occhji
sup’ò jimbu du timpuni, mu rallenta ‘u rispiru
dàrici ‘u tu o distinu, cu rispettu.

‘U veru, d’i voti, si prisenta com’un vestitu
sjancatu, i borduri sdillabbrati, ‘n feti agru
sutt’è tessuti e tu, tu jestimi ‘u mundu nteru
pè nu passaggiu fagghjiatu e ‘u palluni
chi non ndi voli sentiri u htrasi, stasira….
Scarniji na raggiuni sup’ò campu sinteticu
non nci sunnu raggiuni, si riposa ‘u penzeru.
(Sulu thri pulicini e na hjocca ngarbata
mpiccicati nto muru u’u chjiovu llentat
spinginu a cornici u si lancianu ’n volu)*.

N’a facimma nu accussì a vita
nuju era prisenti quandu scriviru
u regulamenthu, ma sarrìa
i vigliacchi cuntestari ora,
ora c’a morti pista int’a meduja.

Non ti moviri, non ti piccijari
mathri, nci sugnu eu ò tò locu
a sentiri i rimuri, a vidiri luntanu.

DOPO IL CALCETTO

Ma poi, dopo averci riflettuto di nuovo/ guardo le luci nel cortile di fronte/ mi sfilo i calzettoni, la divisa da calcetto/ appoggio il borsone sul tavolino da pic nic/ sopra il balcone, che respiri almeno lui/ le ombre calme della notte./ Prima che il Gigante venga a farmi visita/ m’ero sempre ripromesso, bisogna rafforzare/ i muscoli, affilare gli occhi sulla gobba/ della collina, rallentare il respiro/ dare del tu al destino, con rispetto.// La realtà a volte si presenta/ come un vestito smunto/ i bordi slabbrati, un puzzo acre/ sotto il tessuto e tu, tu bestemmi l’universo/ per un assist sbagliato, la palla/ non ne vuole sapere stasera…/ Cerchi una ragione sul tappeto sintetico/ non ci sono ragioni/ va a riposo il pensiero. (Solo tre pulcini e una/ chioccia garbata appesi al muro/ il chiodo allentato, pressano/ la cornice per spiccare il volo).// Non l’abbiamo fatta noi così la vita/ nessuno era presente alla stesura/ del regolamento, ma sarebbe da vili/ contestare ora, ora che la morte/ picchia alla scatola cranica.// Tu non ti muovere, non t’inquietare/ mamma, ci sono io al tuo posto/ ad ascoltare i rumori, a vedere lontano.

Alfredo Panetta

*
Mio padre era un piede preciso
un calcio in culo in un parcheggio
“vai, cambiati e muoviti” diceva.
Il giovedì sera l’allenamento,
catechismo delle gambe dure
tra l’andata e il ritorno.
“Stagli sotto, da non mollarlo”
la maglia tirata, il sudore, i capelli,
oltre le reti il tifo e le madri
e le braci nelle scarpe e i tacchetti
sul cemento le stringhe e le ali,
il fumo delle docce e la notte
che scendeva sul campo di sotto.
Era fredda la sera e l’indomani la scuola
pensare tornando ho da ripassare
ancora come si fa la vita davvero.
Pulcini sfiniti, carne che cresce
la nebbia e le casacche arancioni
cercando di nascondervi dentro
lo scazzo d’essere forti a volere
per forza una rete.

Non ho mai giocato a calcio con te.

Gianmarco Parodi

*
George Best

Il meglio non è bene.
Ma ti ho visto correre
ed almeno è un piacere.

Sòcrates
La gamba è un rasoio:
preciso e diretto.
Ma senza la prova di Dio.

Pasquale Vitagliano