L’Isola del Volo

LAURA BLENGINO

Mongolfiere e dirig

M entre
O sservo
N otte e
G iorno
O gni
L ibertà
F lying,
I ntreccio
E dere di
R eazioni
E ffimere

Lo sapevo. L’ “Isola del Volo”, come l’ho soprannominata io, non poteva essere solo un sogno. Esiste ed è realtà. A metà tra il sonno e la veglia: ecco quelli sono gli occhi con i quali guardare questo mondo.
Da piccola l’avevo vista. E gli adulti mi avevano convinta che si trattava di un sogno.
Adesso l’ho rivista. Anzi ci sono ritornata.
Erba verde mi accarezza i piedi.
Azzurro e nuvole s’insinuano nei miei occhi, fin nel profondo e mi solleticano la mente.
Mi stendo su quella distesa.
Vedo cose varie che convivono. Draghi fatti di legno e di stoffa solcano il cielo, prototipi degli aerei. Accanto li sorpassano tucani dai becchi multicolori.
Aquiloni dalle tante tinte sventagliano sopra la mia testa.
Mongolfiere, palloni colorati, prendono il volo. Sempre più in alto, fino a diventare puntini.
Ghiandaie variopinte dondolano sopra dirigibili, come in una segreta danza.
Guardo il tutto in una veduta d’insieme. A prima vista mi sembra tutto così colorato e surreale, come in un quadro di Magritte. Che io sia dentro?
“Sono stanca” penso.
Chiudo gli occhi. Li riapro. Mi sono addormentata un attimo.
Sono nuovamente nella mia città. La solita quotidianità.
Così decido di ricostruire le mongolfiere. I palloni che hanno solleticato la mia fantasia.
La stoffa. La cesta. L’aria calda.
Vola. Sempre più su. Ancora più su.
La lascio andare. E con essa tutti i sogni, i desideri, le speranze. Quelle realizzate e quelle ancora da realizzare.

(Foto di Laura Blengino)