Amberyl

Statua Persea

LAURA BLENGINO

Amberyl non poteva più permettere che la situazione continuasse così . Perciò impugnò un pugnale. Sì, proprio quello che aveva promesso di posare e non abbracciare più. Al collo portava sempre la sua collana portafortuna, col ciondolo di ambra. Da qui il suo nome. Giallo come la luce che sorgeva a ovest.
Gli orchi non restavano più nella loro terra, ma si allargavano. Sempre più. Distruggevano, saccheggiavano e impoverivano la loro razza. In una parola sola, li stavano opprimendo. Ormai della specie “fata” erano rimaste poche donne. Gli uomini fata erano andati a negoziare col re degli Spiritelli, per poter togliere la maledizione che gravava sulla loro città.
La regina guerriera Amberyl incitò e capeggiò la rivolta. Molte fate si unirono a lei.
Indossò lentamente e delicatamente la Sua Chiave, come fosse una reliquia.
La clippò sul suo vestito. Era fatta di bianca ceramica. Un rombo e all’estremità pendevano 3 sfere, sempre più piccole. Quando la attivava creava una sorta di barriera. Nessuno poteva entrare o uscire dalla città. In rari casi di pericolo veniva attivata e questo era uno di quelli.
Il pugnale lo mise a dormire nel fodero, fino al momento della battaglia. Fodero di pelle su cui era riportato il rombo, come motivo decorativo.
La notte calò. Il suo cuore batteva come un tamburo. E la sua mente urlava dalla paura.
“Cosa succederà l’indomani? Morirò o resterò viva?”
Il buio cessò. La regina avrebbe voluto che non venisse più il mattino. E invece la luce sorse come tutti i giorni. Giallo come il sole. Giallo come il ciondolo di ambra.
Attesero. E attesero. Vibranti come le loro ali. E alla fine il momento x arrivò. Gli orchi stavano passando. E dall’alto la lotta venne sferrata.
Il primo pugnale che sfiorò carne orchesca fu quello di Amberyl. Per dare l’esempio. E a ruota, molte altre armi assaggiarono quella carne.
Le fronde fitte erano un tetto naturale e creavano buio.
Il sangue sembrava il fiume di quella landa. Rosso di tutte e due le fazioni.
Pugnali volavano. Clave piroettavano.
Fate trapassavano cuori. Orchi schiacciavano esseri, molesti come insetti.
E dopo ore di estenuante combattimento, sia a livello fisico che psicologico, venne proclamata la fine.
Bigor, il re degli Orchi, aveva esalato l’ultimo respiro. Non aveva più senso combattere.
Molti corpi giacevano inermi, chiazzati di rosso. Grandi e piccoli. Esseri di terra e volanti.
Pochi stavano in piedi. Il loro respiro era il grido di vittoria. Poiché non c’erano vincitori, né vinti.
A una prima occhiata era uno scenario abbastanza lugubre, come un dipinto di Chagall.
Se non era per quel fascio che s’infiltrava prepotente tra i rami e le foglie. Giallo come la luce che sorgeva a ovest.

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Mostra “Guerrieri di pace” dell’artista Persea a “La Meridiana Tempo”, Via Beccaria, 3, Mondovì. Dal 1 dicembre 2013 al 12 gennaio 2014. Visitabile dal giovedì alla domenica, dalle 16.00 alle 19.00.