C’erano una volta due fratelli

pucciarelli MIMMO PUCCIARELLI Commovente Due fratelli stremati da un lungo cammino si fermarono davanti ad un’antica fontana si bagnarono i polsi bevvero dei lunghi sorsi d’acqua si sedettero a guardare due lucertole gemelle un millepiedi che chiedeva scusa ad una mosca e da lontano sentirono i rintocchi di una campana. Due ragazzine ritornavano a casa con in mano un telefonino più lontano sulla montagna un gregge di pecore incominciava a scendere senza seguire nessun sentiero verso il loro ovile nuovo di zecca e senza guardare l’orologio che teneva al polso quell’uomo con un bastone in mano. Inevitabilmente Il sole stava tramontando laggiù nella valle che si spingeva fino al mare. Si alzarono, e con lo stesso passo ripresero il cammino verso casa, quella che si trovava tra due chiese e non lontano da un castello da tanto tempo privo di cannoni. Non avevano più niente altro da raccontarsi stupiti dai rumori che arrivavano dalla città dagli eserciti dei senza terra da quelli che compravano ancora armi e da quelli che le fabbricavano e anche dai cori degli ultimi cantautori. Stridente Una dopo l’altra passarono due automobili a tutto gas con lo stereo ad alto volume. Due cani che sembravano addormentati alzarono prima un’orecchia e poi l’altra e per far sentire che erano ancora vivi fecero finta di essere arrabbiati o comunque guardinghi, ululando. Uno dei due fratelli sorrise l’altro voleva avvicinarsi per parlare ai quadrupedi ma questi si erano di nuovo comodamente sdraiati vicino ad un albero dopo aver abbassato la coda, le palpebra e terminata la loro azione sospirando. Indipendentemente Il cielo si era tinto di rosso la sfera iniziava a colorare anche il mare una folata di vento accarezzò l’erba quella oramai ingiallita e quella ancora verde una voce si aprì un varco nello spazio vuoto e l’eco gli rispose che arrivava un camion un trattore un giovane maratoneta e tra le fila di pomodori quasi maturi una donna dalle cento rughe lasciava cadere cento gocce di acqua ai piedi di ogni piantina cantando una antica ninna nanna un gallo impettito rientrava senza fretta nel pollaio e una volpe li spiò per un attimo prima di riprendere la direzione della sua tana. Ininfluente Una bottiglia di plastica, una busta anch’essa di plastica uno scorpione un pacchetto di sigarette e uno di preservativi vuoti una mascherina da infermiere un pezzo di filo spinato un chiodo arrugginito un bicchiere sempre di plastica così come un coltello e una forchetta trasparenti vicini a un batuffolo di vera lana bianca il cinguettio di un passero un volo di rondini leggere tre farfalle che svolazzavano tra i fiori selvaggi nati sui cigli della strada la luna trasparente bussava verso l’est e da alcune finestre già si manifestava una luce blu e bianca accesa da occhi stanchi tutto intorno, regnava una calma sottile interrotta dal ronzio di un moscone e dal respiro profondo dei due fratelli che oramai erano vicini alle porte del villaggio. Istantaneamente Si guardarono per decidere se ritornare subito a casa o andare in pizzeria quella dove la tradizione si rinnova di stagione in stagione. Erano giunti in piazza e siccome era domenica c’era ancora gente rasserenata e rassegnata e uno stormo di bambini e bambine che chiedevano con insistenza ai genitori di poter rimanere a giocare ancora un momentino. Diversamente Da lontano, i due fratelli videro un signore che portava una borsa una signora che cercava nella sua di borsa e un camice bianco controllare la febbre ai due viandanti con un termometro frontale. Restarono seduti su uno dei nuovi banchi di pietra aspettando qualcosa. Forse una buona notizia letta sul prontuario di uno studio televisivo o trasportato da una bocca all’altra da preti senza sottana da ingegneri senza cravatta da poliziotti senza pistole da politici senza fondo tinta da sportivi senza cartellini da conoscenti appena appena contenti da un gruppo di ribelli senza bandiere da farmacisti e dottori in lotta contro i dolori da fornai, baristi, enciclopedisti indaffarati e da quei due sognatori che erano ritornati al loro paese pensando che forse, dopo il confinamento tutt li cr-stian’ r l munn eran r-v-ndant uòmm-n- e fémm-n cch l còr ’n man. Ininterrottamente Il mattino dopo trovarono i due anziani fratellini abbracciati a due alberi secolari ancora incantati per i tantissimi sogni che durante tutta la notte i due giganti di legno loro avevano raccontato insieme alle storie raccolte durante le mille rivoluzioni vissute tra la dolcezza delle carezze e la linfa color sangue che coltelli affilati avevano fatto scorrere sulle antiche piantagioni fino a raggiungere le minuscole radici ben nascoste sotto terra. Finalmente Quando arrivarono poi i mezzi della Croce Rossa le sciarpe tricolori le divise dei gendarmi e le persone incredule o sorridenti dietro le mascherine da utilizzare per evitare ogni contagio, i due fratelli si staccarono dagli alberi per restituire le favole che la natura da sempre ricama lentamente tra bellezza e tristezza, ma si dice che le loro parole furono incomprensibili. Nell’ultima immagine che abbiamo conservato si sente il suono della sirena che richiama il pubblico presente a stare attento per non ritornare alla vita di sempre. Maggio 2020