Oscar Giachino, “Incisioni”

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FULVIA GIACOSA

Oscar Giachino (classe 1989) espone in Palazzo Samone a Cuneo una cinquantina di opere incisorie recenti divise in quattro sezioni: Codex Nautilus, Visiones, Zoomorfismi, Figure.

Accompagna la mostra un raffinato catalogo curato personalmente dall’artista (che se ne intende essendo grafico di professione con all’attivo cataloghi di mostre importanti in Italia e all’estero), contenente interventi critici di Ascanio Corghi, Enrico Perotto e piccole note di chi scrive. Oscar è stato mio allievo al Liceo Artistico di Cuneo, poi ci siamo persi di vista ed ora lo ritrovo in questa occasione, devo dire piacevolmente sorpresa dalla sua maturazione artistica. Durante il percorso di studi all’Accademia Albertina di Torino Oscar ha dirottato i suoi interessi dalla pittura dei primi anni all’incisione, con convinzione dedizione e passione (la laurea con lode ne è testimonianza).

Una delle caratteristiche che più affascina di questa disciplina … è la passione che gli artisti mostrano nel praticarla, scrive Corghi in catalogo; senza di essa sarebbe difficile comprendere, ancor più in un giovane, l’ostinazione necessaria per ottenere risultati convincenti in una serie di tecniche complesse che richiedono tempo e sforzo fisico oltre che ideativo; si pensi all’acquaforte i cui passaggi sono rigorosi e alchemicamente immersivi: la preparazione della superficie e la sua incisione, la miscela e dosatura – in termini quantitativi e temporali – dell’elemento corrosivo, oltre alla necessaria capacità di prevedere l’esito desiderato durante e per mezzo del processo: una sfida con i materiali e gli arnesi che si rinnova ogni volta. Noi che guardiamo il risultato ne siamo contagiati e portati a immaginare a rebour la battaglia dell’incisore con gli strumenti del mestiere, che poi è il modo migliore per rendere omaggio a chi opera nella calcografia, arte oggi di nicchia.

Acquaforte, acquatinta, maniera nera sono le tecniche più utilizzate dal nostro giovane autore che, senza mai sconfessare le procedure ortodosse e la tradizionale “rassomiglianza”, le piega alla personale lettura del mondo delle forme, siano esse naturali (vegetali, animali, figure) o prodotte dall’uomo (molte le suggestioni antiche di templi, rilievi, sculture o disegni architettonici perfettamente riconoscibili) o ancora puramente ornamentali (rosoni gotici, meandri greci, racemi liberty, motivi da tappezzeria). La quasi virtuosistica corrispondenza al vero negli animali d’acqua, di terra e d’aria si ritrova anche in certe cariatidi e centauromachie il cui fascino sta nella inesorabile corrosione della pietra ad opera del tempo. Turneriani sono invece i naufragi, le procelle, le battaglie navali dalle composizioni a vortice cariche di contrasti tra neri drammatici e biancori abbaglianti.

Forma e composizione sono le ossessioni di Oscar: da lì tutto ha origine compresi gli accostamenti arditi di frammenti iconici che oltrepassano i confini semantici; gli apparentamenti messi in atto sono infatti di tipo formale: curve, rette, ritmi lenti e ondulatori, guizzi improvvisi, risucchi di neri assoluti, esplosione di bianchi. Solo in un secondo tempo subentrano “giustificazioni” contenutistiche o narrative, a volte indotte dai titoli.  Come risulta dall’insieme delle opere esposte, Oscar spazia su vari soggetti e, senza infrangere la secolare tradizione incisoria anzi lasciando intravvedere la predilezione per alcuni suoi protagonisti (da Dürer, Rembrandt, Goja, Turner fino ai grandi maestri torinesi come Fanelli e Soffiantino), prepara una sorta di deposito personale ove immagazzina, prova dopo prova, esperienze tecniche e spunti ideativi in fase germinativa di cui servirsi all’occasione propizia, quando un frammento di un’opera precedente è maturo per tornare, trasformato, in ciò che verrà.

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INFO. La mostra a ingresso gratuito è visitabile fino al 2 dicembre in Palazzo Samone, via Amedeo Rossi 4 con il seguente orario: dal mercoledì al venerdì ore 18.30 – 20.30, sabato e domenica ore 14.00 – 20.30.