Margutte intervista Marco Tomatis

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Lo si incontra spesso su e giù da via Vico, i capelli spettinati e legati a coda, il passo veloce. Qui tutti lo conoscono ma pochi sanno chi è nel mondo letterario nazionale. Con questa intervista speriamo di aver contribuito a diffondere qualche notizia in più e a dimostrare la sua versatilità e briosità. Il resto, lo raccontano i suoi libri
(a cura di Silvia Pio)

Marlen Pizzo legge un brano da “Come Checco detto Finocchio si salvò”:

Come preferisci venire definito, scrittore o altro?

Mi definisco scrittore per chiarezza e per brevità, anche se non sono convinto che per quello che faccio scrittore sia la parola giusta. Ogni tanto infatti mi pongo una domanda molto semplice. Se  io e quelli come me sono scrittori Joyce, Conrad o Musil cosa sono?
Scrittore,  d’altronde, insieme ad altri termini come poeta o artista, è una parola fortemente inflazionata e purtroppo anche abbastanza sputtanata. Ormai chiunque scriva due frasi in prosa, magari inzeppandole di errori,  è scrittore, se ci aggiunge qualche a capo a capocchia è poeta e l’ultimo degli imbrattatele è un artista.
Ho pensato molte volte a come definirmi in alternativa e la risposta è sempre stata la stessa. Boh? Autore? Meglio ma impreciso. Affastellatore, sparpagliatore o  disseminatore di parole e di frasi? Meglio ancora, ma contemporaneamente sussiegoso e pieno di falsa modestia.   Anche se mi tocca copiare mio figlio Jacopo, che si definisce in modo analogo per quanto riguarda il suo lavoro in campo musicale, forse il termine migliore è bricoleur della parola, considerata anche la mia  carriera.
Ho esordito come sceneggiatore di fumetti ormai quasi quarant’anni  fa su Linus con i disegni di Cinzia. Sono ancora qui e nel frattempo ho scritto veramente di tutto. Sceneggiature di fumetti, opuscoli e libri didattici e divulgativi di ogni tipo (ci sono in giro per il mondo volumetti cui ho messo mano, tradotti in almeno quattro lingue per decine di migliaia di copie), romanzi per adulti, per bambini e per ragazzi, articoli vari, reportage, piccole inchieste, editing per i romanzi di altri autori e magari dimentico ancora qualcosa.
Nell’indeterminatezza di quello che sono veramente, almeno di una cosa però sono sicuro. In tutti questi anni il mestiere l’ho imparato. Il mestiere di scrivere voglio dire.  Meglio ancora, il mestiere di mettere in fila le parole con un minimo di senso, con rispetto profondo della grammatica e della sintassi e anche, lo dico con un filo di presunzione, qualche volta con la capacità di farle danzare.
Ed è anche per questo che quando sento definire scrittore lo scombicherattore del solito romanzetto ombelicale fatto stampare alla copisteria sotto casa, o in una delle molte case editrici che truffano e illudono gli autori proponendo pubblicazioni a pagamento, senza nessuna cura e revisione e con un uso della grammatica e della sintassi molto personale a me viene l’orticaria. D’altronde  il mestiere dello scrittore come quello del poeta e dell’artista  è uno di quelli che tutti pensano di essere capaci di fare. Esattamente come il commissario tecnico della nazionale o l’allenatore di calcio. Ma di solito in questo caso non esiste il fai da te e non si va al di là delle chiacchiere da bar.

Come e quando hai cominciato a scrivere?
Ho cominciato presto, anche se le prime cose pubblicate a livello di editoria nazionale sono del 1976 con “Le canzoni dell’altra storia” su “Linus” e poi, in volume, una storia a fumetti delle classi subalterne italiane vissute attraverso le canzoni popolari. Ovviamente disegnata da Cinzia. Il libro fu recensito favorevolmente sul “Manifesto” da Gianni Riotta e stroncato su un giornale torinese dell’allora PCI  in un articolo non firmato, ma che mi dissero essere di Giuliano Ferrara. Se fosse  vero, e ormai è molto difficile stabilirlo, costituirebbe uno dei grandi orgogli della nostra vita. Poi è venuto tutto il resto.
Sul come ho cominciato a scrivere, la risposta è banale. Mi piaceva e mi piace scrivere. Quando poi vedi che le tue cose in qualche modo interessano vai avanti contento.

Hai spesso collaborato con l’illustratrice Cinzia Ghigliano.  Quanti libri avete scritto e quanti progetti realizzato.
Tanti. E’ difficile fare un conto esatto. Decine comunque. Fumetti per diversi giornali da “Amica” al “Corriere dei Piccoli” passando per “Linus” e altre riviste specializzate italiane e straniere. Pubblicazioni didattiche e divulgative per le situazioni più varie dal “Touring Club” all’”Ufficio italiano del Parlamento Europeo”. Libri illustrati.  Una marea di cose. Che hanno venduto ed ottenuto apprezzamenti. Per esempio il libro edito da Slow Food “Il formaggio-una storia vera anzi due”, nel 2008 ha ottenuto il riconoscimento di “White Raven” dalla Biblioteca dei Ragazzi di Monaco. (Lo scrivo in italiano perché in tedesco e piuttosto complicato. Si tratta comunque della più grande biblioteca dedicata ai ragazzi esistente al mondo). Il riconoscimento significa che una giuria internazionale l’ha collocato tra i migliori 250 libri per ragazzi editi al mondo in quell’anno. Cinzia ed io amiamo l’understatement, o per meglio dire il piemontese pisa pi curt, per cui abbiamo incassato e non l’abbiamo comunicato ai giornali locali. E lo stesso vale per altri premi. Come per esempio avere ottenuto la nomination, quando facevamo fumetti, per due anni nella terna dei migliori libri stranieri a fumetti editi in Francia. Non abbiamo mai vinto, ma una volta il vincitore è stato “Mau”s di Spiegelmann e l’altra “Batman” di Frank Miller. Due capolavori assoluti. Un po’, fatte le debite proporzioni, come ottenere la nomination all’Oscar e perdere contro Spielbeg o Coppola. Sul perché lo diciamo adesso, in questa sede, i lettori provino ad indovinare.  Tutto questo, come apprezzatissimo benefit, ci ha permesso di avvicinare e conoscere persone di valore assoluto. Andrea Pazienza ha tenuto in braccio nostro figlio Jacopo di pochi mesi. Lo stesso Jacopo poi, bambino più grande, ha giocato con uno dei figli di Moebius, mentre noi chiacchieravamo con lui. Altan è più di un conoscente. Quino, quello di Mafalda, è stato nostro ospite qui a Mondovì. Abbiamo cenato con Goscinny e Uderzo, i creatori di Obelix, e così via.  Credo sia stata una delle grandi fortune della mia (nostra)  vita.

Tu e Cinzia siete coinvolti nell’organizzazione di attività culturali a Mondovì. Come riesci a conciliare la scrittura con questi impegni?
Da quando sono in pensione ho tempo libero in abbondanza. Organizzare attività culturali a Mondovì comunque l’ho sempre fatto. Non so con che risultati, diciamo che ho (meglio abbiamo perché non ho mai lavorato da solo) gettato dei semi. Qualcuno so che ha germogliato e va bene così. In più mi sono divertito e anche in questo caso ho conosciuto persone notevoli. Occorre tenere presente che molte delle esperienze fatte nel lavoro editoriale le ho riversate in diverse occasioni nella scuola. Tra le curiosità, l’organizzazione di uno dei primi concerti in assoluto di Gianmaria Testa, nel 1981 o ’82. Apriva il concerto di un bravissimo chitarrista cuneese, Dadone, che allora suonava con Paolo Conte, e adesso fa l’urologo. (Ho il manifesto come prova). O un mitico concerto degli Stormy Six, gruppo cult della sinistra negli anni ’70, su una Piazza Maggiore battuta dalla grandine e il cui leader, Franco Fabbri, è adesso uno dei maggiori esperti al mondo di world music, pop e rock, autore di saggi pubblicati in Italia e all’estero, nonché il prof con cui Jacopo si è laureato.
Per quanto mi riguarda, le soddisfazioni maggiori le ho avute e le ho con l’organizzazione di “Scrittori a scuola”. Una manifestazione non pubblicizzata, di cui i giornali locali, compresa l’edizione provinciale de “La Stampa”, parlano molto poco, snobbata dall’establishment culturale monregalese,  (ammesso che esista), ma che ha portato negli ultimi sette anni scrittori (questi sì veri) per ragazzi di valore assoluto a incontrare migliaia di bambini e ragazzi. Da Ormea a Camerana, o da Viola a Prunetto, tanto per dire, quindi nelle scuole più lontane dal centro. Ne sono fiero e devo ringraziare la Biblioteca e, per estensione, il comune di Mondovì, per il fatto di finanziare l’iniziativa. Anche se poi, quando a Mondovì fai venire una delle scrittrici italiane più note all’estero, Silvana De Mari,  a parlare non solo con i ragazzi, ma anche con gli adulti, e vedi che i fogli locali ignorano bellamente l’evento, per quanto informati, ti cascano le braccia.

Parlaci della scrittura a quattro mani con Loredana Frescura.
E’ una storia curiosa. Loredana la conobbi  in un momento in cui facevo l’editor e dirigevo una collana per una piccola casa editrice per bambini ed avevo curato un suo libro. Comunque in quella occasione non eravamo andati al di là di uno scambio di telefonate e di email soprattutto di tipo professionale, anche se ovviamente,  visto che si era creato un certo feeling, non erano mancate considerazioni più personali e soprattutto pareri e opinioni sui nostri lavori, visto che oltre a tutto era ed è un’insegnante. Anche se in un annetto di frequentazione  ci eravamo visti di persona una sola volta ad una manifestazione legata ai libri.
Ad un certo punto, del 2005, mi scrisse una email in cui in sostanza mi diceva che aveva in mente un romanzo per adolescenti, una storia d’amore a due voci, quella femminile e quella maschile. Non riusciva a fare quest’ultima e mi chiedeva se per caso avessi voglia di provare. Accettai e nacque “Il Mondo nei tuoi occhi”.
Sessantamila copie vendute, tradotto all’estero, premio Andersen. Un piccolo successo insomma. Da lì è nata la collaborazione che ha prodotto mi pare sette libri. Che sono andati tutti, più o meno, bene ed hanno vinto, anche questi, premi non banali. Che altro dire? Abbiamo ormai sviluppato un metodo che ci permette di capire quello che vuole l’altro senza bisogno di molte parole (ci vediamo in media tre volte l’anno, considerato che abitiamo a seicento chilometri di distanza). Un metodo che non saprei definire. Una alchimia strana che è nata e cresciuta senza che nessuno di noi riesca a dare una spiegazione razionale e che prima o poi magari sparirà, ma che per il momento è servita a tutti  due.

Marlen Pizzo legge un brano da “Forever”:

www.tomatismarco.com

Il ritratto è di Cinzia Ghigliano.

Margutte ha intervistato Cinzia Ghigliano: http://www.margutte.com/?p=563 http://www.margutte.com/?p=484
Un articolo di Marco Tomatis si trova qui: http://www.margutte.com/?p=2612