Immagini dell’acqua

REMIGIO BERTOLINO

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Proporre con sole sette immagini un percorso artistico sul tema dell’acqua è un’impresa ardua e alquanto riduttiva. L’acqua, nelle sue varie manifestazioni e metamorfosi, è presente in molte opere di artisti di tutte le epoche. Per seguire un certo criterio cronologico e offrire in visione qualche immagine esemplare partirò da un  papiro dell’antico Egitto per arrivare  ai primi del Novecento con un capolavoro di Monet, le Ninfee.

Nell’immagine (papiro funerario della XX dinastia, Il Cairo) è rappresentata Heruben in adorazione del dio Coccodrillo Sebek (aveva il volto di un uomo con la testa di coccodrillo, ed era dio della fertilità del Nilo).
La donna e la bestia sono raffigurate con uno stile naturalistico, di grande efficacia (notevole il riquadro con la scena dell’aratura).  La donna risalta sullo sfondo ocra-mattone con la sua tunica bianca, le chiome nere raccolte in lunghe treccine.
L’ambiente è molto stilizzato. Il fiume e l’albero sono ridotti a forme geometriche o meglio a veri propri segni grafici. Se osserviamo attentamente la forma dell’acqua notiamo che essa è raffigurata tramite una lunga serie di linee verticali a serpentina su sfondo azzurro. In un altro dipinto (in una tomba di Tebe) si vedono il fiume con canali di irrigazione e l’acqua è resa con il segno > posto orizzontalmente.

acqua-pieroPiero della Francesca, Il battesimo di Cristo (Londra, National Gallery).
È un’opera giovanile del grande pittore rinascimentale. Molte sono le tele ispirate al battesimo di Cristo nel fiume Giordano, ma Piero coglie quella luce particolare che scaturisce dal suo rigore geometrico e dal profondo senso di mistero che sempre promana dalle sue opere.
Le figure sono racchiuse in una sorta di cilindro ideale.  Sembrano quasi colonne fisse, immobili a reggere la sacralità del momento. Solo la figura di Giovanni il Battista e quella dell’uomo, sullo sfondo, che si sta spogliando prima dell’immersione, hanno qualche cenno di movimento.
Lo spazio è definito da un’aria purissima e chiara che permea di sé uomo e natura.

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La nascita di Venere di Sandro Botticelli è il capolavoro dell’artista (Firenze, Uffizi).
Venere è sospinta dal soffio degli Zefiri in volo, sorge dalla spuma del mare come una miracolosa bellezza che fa risplendere in sé spirito e natura. Ricordo i versi di Foscolo del sonetto A Zacinto: Né più mai toccherò le sacre sponde / ove il mio corpo fanciulletto giacque, / Zacinto mia, che te specchi nell’onde/ del greco mar da cui vergine nacque / Venere, e fea quelle isole feconde/ col suo primo sorriso….
La dea è racchiusa in una grande conchiglia che si spalanca – irraggiata di luce – ai suoi piedi. Un’Ora, figlia di Zeus, la sta raggiungendo per ricoprirla di un ricco manto.
Il dipinto è così fresco, così arioso che dà la sensazione della brezza primaverile che fa svolazzare la lunga chioma della dea  di un magnifico biondo ramato. Il volto ovale, leggermente inclinato, sorge da un lungo collo quasi un giglio; esso è diventato un’icona dell’eterno femminino, e copia-rielaborazione di tanti artisti della pop art.

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Caspar Friedrich Le bianche scogliere di Rügen  (Winterthur).
Dipinto nel 1818 durante il viaggio di nozze con Caroline nell’isola di Rügen, uno dei luoghi più cari all’artista.
La scena raffigurata è probabilmente una sorta di montaggio con l’aiuto della fantasia che esalta la grandiosità del paesaggio e trasforma la veduta in visione, caricandola di un  profondo valore simbolico. I personaggi alla base della immagine sono colti nell’atteggiamento  di raccolta meditazione. Il colore delle vesti e la postura delle figure sono spesso interpretati come una allegoria delle tre virtù teologali – fede speranza carità.
Anche la concezione spaziale tende all’allegoria. Il primo piano è invaso dalla penombra e potrebbe alludere alla condizione umana che cerca risposte nella dimensione divina rappresentata dalle rocce trafitte dalla luce e dal palpito infinito del mare.

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John Everett Millais, La morte di Ofelia, 1851-52.
Il pittore inglese faceva parte della confraternita dei Preraffaelliti (un movimento sorto a metà Ottocento, precursore il poeta romantico William Blake); essi rinnovarono la ormai trita pittura romantica ispirandosi a soggetti intimisti, letterari e storici. John Everett Millais interpretò temi letterari con pathos e un profondo senso di misticismo come nell’immagine che ho scelto.
La languida fanciulla, ispirata alla eroina di William Shakespeare (uno dei principali protagonisti della tragedia Amleto), galleggia nello stagno reso da una intensa vibrazione cromatica dove luci delicate fanno emergere  le erbe palustri e cespugli di fiori selvatici sulla riva.  Del corpo della fanciulla emergono il busto, le mani ed il viso che paiono tesi verso il cielo che si intuisce specchiato nelle acque immote, acque di morte.

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Utagawa Hiroshige, Acquazzone improvviso su Ohashi, dalla celebre serie delle “Cento vedute celebri di Edo”, 1857.
Hiroshige è un maestro nel raffigurare l’atmosfera incombente della pioggia, possiede una tecnica raffinatissima con cui riesce a rendere magistralmente l’effetto del temporale. L’artista  si è soffermato su una parte del ponte in legno che attraversa il fiume della città (Sumida). Il taglio in diagonale della struttura in legno crea dinamismo alla scena raffigurata. Le persone che attraversano il ponte sono state colte dallo scroscio di pioggia e cercano di ripararsi sotto grandi cappelli di paglia o mantelli. Sullo sfondo,  la riva è grigia, avvolta da una coltre di foschia, la sua linea pare convergere con quella del ponte.
Questa famosa stampa ispirò a van Gogh la celebre copia ad olio e alla poetessa polacca  Wislawa Szymborska la poesia Gente sul ponte dalla raccolta omonima edita da Scheiwiller nel 1996. Qui il tempo è stato fermato. / Non si è più tenuto conto delle sue leggi./ Lo si è privato di influenza sul corso degli eventi. /Lo si è ignorato e offeso. / A causa di un ribelle /un tal Hiroshige Utagawa / il tempo è inciampato e caduto.

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Claude Monet,  Ninfee 1914-15 (Portland, Oregon).
Durante gli ultimi anni di vita Monet  ha problemi agli occhi (soffre di cateratta). Il grande pittore si dedica – anima e corpo – al tema delle ninfee, raffigurate dal realismo più poetico  alla quasi astrazione degli ultimi quadri dove i fiori si dissolvono nella luce rifranta dalle acque stagnanti. Nella sua proprietà di Giverny aveva progettato un giardino con tanto di stagno per la coltivazione delle ninfee ed aveva anche fatto costruire un ponte in  stile orientale.
In questo quadro le ninfee sono raffigurate con  precisi tocchi di bianco sullo sfondo uniforme dell’acqua. In primo piano emergono fiori di loto dalle corolle dai colori accesi e vibranti (rossi ranciati, gialli squillanti). La superficie dell’acqua stagnante è costellata da riflessi color malva e di varie tonalità di verdi e delicati azzurri che richiamano il cielo e l’ambiente circostante.
Verso lo sfondo, sulla destra, si distinguono le piante di salici che si perdono verso l’alto.
Le ninfee sono un lungo poema alla bellezza,  il canto del cigno di uno dei pittori fondamentali dell’impressionismo.  La famosa tela, Impressione: levar del sole, 1872, divenne l’emblema del movimento artistico che cambiò radicalmente il modo di dipingere e diede l’avvio all’arte propriamente moderna.

(testo dell’intervento tenuto al Convegno “L’acqua, il bene più prezioso“, Mondovì, 5 ottobre 2018)