I delfini

Gustave Courbet, L'onda

Gustave Courbet, L’onda

SILVANO GREGOLI

Passeggiavo, l’altro giorno, su una spiaggia australiana candida e deserta accompagnato da Sam, un cane pastore locale, incrocio sanguigno tra la volpe e il dingo; un cucciolone dal pelo rossiccio e dall’occhio giovane e attento. Eravamo soli sulla spiaggia: non c’è mai nessuno sulle spiagge australiane. Migliaia di chilometri di sabbia chiara e di mare turchese talmente trasparente da apparire minaccioso.

Grandi cavalloni bavosi, spinti dai famigerati venti del sud, venivano a morire ai miei piedi. Erano quelle le tipiche onde del surf: lunghe montagne d’acqua traslucida che avanzavano di fronte, massicce e fluide come vetro, ma che finivano poi per incappucciarsi di bianco, assottigliarsi, attorcigliarsi su se stesse a ricciolo e infrangersi poi, candide, sul bagnasciuga.

Fu quel giorno che vidi i delfini. Non era la prima volta; anzi, ogni volta che ero sceso al mare mi erano apparse, come al cinema, mandrie di animaloni giocosi e irridenti, saltabeccanti tra acqua ed aria, contenti sia dell’una che dell’altra.

Ma quel giorno i delfini non saltavano. Erano apparsi d’un tratto nello spessore di un’onda trafitta dagli ultimi raggi di un sole radente ma ancora luminosissimo. Avanzavano in fila indiana, all’interno e lungo il fronte dell’onda, enormi e guizzanti come fruste; e le legioni di delfini che non smettevano di saettare sembravano non avere mai fine.

Non potevano essere in tanti. Ero certo che usciti dal fronte visibile dell’onda i delfini andassero ad inabissarsi in qualche anello d’alto mare che li riportava di nuovo, dopo chilometri di corsa sfrenata nelle profondità pelagiche, sul grande surf davanti a noi, davanti al solo pubblico che erano riusciti a trovare lungo l’interminabile costa del sud-est australe.

Chissà come appare la realtà vista dall’interno di un’onda, ammesso che la realtà stia all’esterno. Sarà più vero il Sam fulvo e irrequieto che percepiscono i miei occhi asciutti o l’immagine fluida e salmastra che hanno di lui le torme tumultuose di delfini oceanici?
Ci avranno riconosciuti? Avranno voluto dirci qualcosa, gli atletici delfini, col loro sfrecciare silenzioso?

Non sono ancora riuscito ad interpretare quel messaggio muto; quella contraddittoria visione di bellezza perfetta, quasi insopportabile.

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