Dappertutto è Europa

Stebuklas, miracolo

Stebuklas, miracolo

GABRIELLA MONGARDI

Solo chi non esce mai dagli angusti confini del proprio paesello, chi non ha occhi per vedere, chi non conosce la storia – né la geografia – può negare l’unità dell’Europa – o addirittura combattere contro di essa. Un viaggio nelle Repubbliche Baltiche ne è la riprova.

Siamo nell’ “Estremo Oriente” dell’Unione Europea, ai confini con la Russia, a circa duemila chilometri dall’Italia, ma sembra di essere semplicemente al di là delle Alpi – e in certi casi anche al di qua.

Vilnius

Vilnius

Le facciate barocche di Vilnius, capitale della Lituania, i palazzi liberty di Riga in Lettonia, i tetti a cuspide della capitale estone Tallinn si ritrovano a Monaco di Baviera come a Torino, a Vienna come a Lubecca.

Riga

Riga

Il paesaggio invece – una pianura ondulata ricoperta di fitte foreste di pini rossi e betulle –, la cura per i luoghi e le cose, la pulizia, l’efficienza e la puntualità ricordano decisamente la Germania.

tallinn

Quelle che noi meridionali, guardandole da lontano, accomuniamo sotto l’etichetta di “Repubbliche Baltiche” sono in realtà tre Stati ben distinti e che ci tengono a rimanere tali, parlano lingue diverse (indoeuropee del gruppo baltico il lituano e il lettone; ugrofinnica l’estone), hanno una storia in parte diversificata – e tragicamente unificata sotto le dittature naziste e sovietica… Forse è per questo che i tre Stati sono così orgogliosi della loro indipendenza, e le capitali quest’anno sono pavesate a festa per i cento anni dalla Prima Indipendenza, anche se durata trent’anni appena… Con la fine della Prima Guerra Mondiale, infatti, e la dissoluzione dell’Impero russo, nacquero per la prima volta gli Stati autonomi di Lituania, Lettonia, Estonia – poi rinati nel 1991 a seguito del “terremoto” politico provocato dalla caduta del Muro di Berlino, ed entrati nella UE nel 2004. Qui i tre staterelli hanno trovato l’unica “casa” possibile, fondata sulla democrazia e la pace, garante di libertà e benessere, e il cambiamento si tocca con mano, si vede nel fervore delle ristrutturazioni in corso dappertutto nei centri storici di Vilnius e di Riga, nei cantieri aperti per le nuove costruzioni nelle “periferie” che stanno diventando il “centro moderno” delle città.

Al di fuori delle capitali regna la Natura: la densità di popolazione è bassa, e la metà degli abitanti si concentra appunto a Vilnius, Riga e Tallinn. Per lunghi tratti rettilinei le strade attraversano prati o boschi dove non si scorgono tracce di presenza umana, al di fuori delle stazioni di servizio/ristoro, versione moderna delle mansiones/tabernae romane. E spesso le strade odierne ricalcano il tracciato dell’antica Via dell’ambra, che dalle sponde del mar Baltico portava la preziosa resina fossile a sud, seguendo il corso del Danubio o attraverso le Alpi, fino in Grecia e a Roma. L’ambra, prima che un’attrazione turistica, è un elemento fondamentale nell’immaginario e nella vita di questa gente, che le attribuisce proprietà curative quasi magiche: le collanine di ambra proteggono i bimbi dalle malattie, mentre per gli adulti funziona la vodka arricchita con granelli d’ambra. In effetti, grazie alla forte presenza di acido succinico nella sua composizione, l’ambra baltica costituisce un rimedio naturale contro infiammazioni, problemi alle vie respiratorie, dolori alle articolazioni e ai denti, ed è utilizzata nella preparazione di alcuni farmaci. La genesi dell’ambra è affascinante: la resina trasudata dalle conifere preistoriche, tra i 50 e i 5 milioni di anni fa, con il tempo si è fossilizzata e solidificata conservando in sé resti di vegetali, di funghi o di animali tra cui insetti e, molto più raramente, piccoli vertebrati come le lucertole. Il suo colore può variare dal giallo al rossiccio al bruno, fino ad arrivare al verde o al bianco, a seconda della percentuale di ossigeno in essa contenuta e dei minerali presenti nel luogo della sua formazione. L’ambra era inclusa in rocce sedimentarie in forma di grosse pepite, che il mare col suo moto ondoso ha staccato dalle rocce madri; viene perciò “pescata” dal mare, ma si può raccogliere anche su certe spiagge lituane.

Ambra grezza al museo di Palanga

Ambra grezza al museo di Palanga

Le spiagge, in particolare le dune della penisola curlandese nel Parco Nazionale di Kuršių Nerija, dichiarata “Patrimonio dell’Umanità” dall’Unesco, sono un’altra grande riserva di Natura.  Questa penisola, affacciata da una parte sul Mar Baltico e dall’altra separata dalla terraferma da una laguna, è una sottile striscia di sabbia lunga un po’ meno di 100 chilometri, per metà lituana e per metà russa, ed è caratterizzata da enormi dune mobili alte fino a 60 metri, dune che, nei secoli passati, hanno inghiottito interi villaggi. Secondo una leggenda locale, questa lingua sabbiosa fu creata dalla gigantessa Neringa (da cui il nome alla regione) che si divertiva a giocare sulla spiaggia. In realtà le dune si sarebbero formate all’incirca 5 mila anni fa. Il panorama, modellato dal vento, varia in continuazione: noi l’abbiamo visto in una giornata non ventosa ma piovigginosa e grigia, e tutto si perdeva in un infinito silenzio di cielo e sabbia leggerissima…

Dune a Neringa

Dune a Neringa

(Nella foto di copertina, la piastrella che a Vilnius ricorda il punto in cui iniziava, sulla piazza della Cattedrale, il “miracolo” della catena umana di 600 Km. attraverso Lituania, Lettonia ed Estonia, formata dai manifestanti il 19 agosto 1990 per chiedere l’indipendenza dall’URSS. Tutte le foto sono dell’autrice.)