Dal diario di una ricamatrice

ricamatrice

GABRIELLA VERGARI.

C’è un luogo che potrebbe non essere un luogo e che spesso non sta nemmeno in una specifica dimensione spazio-temporale, ma del quale ognuno conosce a perfezione la via.

Chi, pur se inconsapevole (e a volte perfino ignaro), non coltiva infatti il proprio giardino segreto, quel certo e prezioso ricovero, al riparo da ogni tempesta e sgradita intrusione?

Non importano il come né il dove.

Qualcuno può averlo individuato in un vero giardino, con tanto di fiori e piante scelte; un altro in un percorso dello spirito o nelle parole di un libro amato; un altro in un angolino appartato (magari una stanza in soffitta o la proverbiale casetta sull’albero); un altro ancora in un ricordo custodito nel tempo, o in un’ occupazione rigenerante… Insomma non ci sono regole né vincoli, tranne quello, fondamentale, che il nostro giardino sia pronto ad accoglierci, sempre e ad ogni ora, e soprattutto a ritemprarci, rimettendoci a contatto con il nostro io più intimo e riposto.

Per questo non va confuso con l’isola che non c’è, della quale non condivide la dimensione onirica e utopistica. Perché, al contrario di quella, per assolvere il suo particolarissimo ruolo, il giardino segreto non solo esiste ma deve realmente esserci. E certo il ricamo ne può rappresentare una magnifica versione, a maggior ragione se si pensa a come i colori, le forme e il continuo dialogo con la stoffa possano agevolmente assumere, per chi li ami, i contorni di confidenti solleciti e senza dubbio fidati.

Così, quando qualche anno fa Margherita mi ha proposto lo schema di Cousines et Compagnie, non ho voluto mancare l’occasione di lasciar affiorare anche dal lino questo luogo di incanto e ristoro.

Le disegnatrici non hanno tralasciato nulla, ma con il gusto squisito e tutto francese che le contraddistingue, hanno pensato a un sampler di piccole dimensioni, dove però la bellezza di una ghirlanda si intrecciasse al volo delle farfalle, e le lettere e i numeri, immancabili nei cosiddetti imparaticci, degradassero in tinte sfumate e chiare, come alludendo a una perenne primavera.

La fitta e densa cornice quadrata (una delle parti più elaborate), carica di piccole bacche e boccioli rosseggianti, consoni all’atmosfera luminosa dell’insieme, si interrompe ad un certo punto della base, per correre lungo un arco di rose, colto di scorcio, dove un cagnolino festoso sembra invitare all’ingresso. Ma, attenzione, non può procedere oltre perché, giusto al centro del varco, luccica una chiave. Un charm che pende con grazia, e tuttavia ricorda, discreto, che l’accesso non è consentito senza il permesso di chi possegga il giardino.

Come potrebbe definirsi altrimenti segreto?

Ma, oltre che fondamentale alla bisogna, la piccola chiave di questo mio altrove a punto croce rappresenta, per me, un giardino segreto in se stessa. Mi ricorda un tardo pomeriggio silenzioso di neve, a Briançon, con il lento gocciare della gargouille che taglia al centro le strade cittadine.

Nell’insieme bianco e nero di questo storico comune delle Alte Alpi, ancora memore del suo austero passato romano e medievale, mi si è aperta all’improvviso, e proprio lì dove non me lo sarei mai aspettato, una bellissima merceria. Una di quelle sorprese che ti arricchiscono la giornata e pure… le scorte di casa. Tra bottoni di tutti i tipi, stoffe, filati, schemi e kit di La Bonheur des Dammes, Told in Garden, Butternut Road e Lavander Lace, la piccola chiave dorata e tornita sembrava davvero aspettarmi. Ne cercavo una da un po’ per rifinire il mio lavoro, che non so come ne era rimasto privo, senza naturalmente immaginare che mi sarei dovuta recare fino al confine con la Francia, per scovarla.

Oggi però è una delle prime cose che mi augura il buongiorno al risveglio, dal momento che il quadretto in cui è appesa adorna, ormai da anni, la tenda della mia stanza da letto, ricordandomi che non sono mai le dimensioni a contraddistinguere un autentico giardino segreto ma il respiro che vi si riesce  a trovare.