Dei all’Enneade potenza.

divinita-2

LORENZO BARBERIS


Forse per un – anche giusto – razionalismo, negli ultimi tempi i libri di testo di storia del biennio delle superiori liquidano in modo molto marginale il pantheon egizio, greco, romano (per non parlare degli altri popoli antichi, naturalmente, che però sono forse un minimo meno centrali nell’immaginario collettivo). Ecco quindi che da una ricerca a fini didattici sono emerse queste due righe di “gioco letterario” più ermetico, appunti un po’ frammentari sul valore esoterico e archetipo degli antichi dei.


L’Enneade


Nove dei, innanzi tutto, con due formulazioni, Arcani maggiori e minori potremmo dire. Il nove sarà carissimo a Dante, “potenza di Dio”, simbolo della filosofica Beatr-IX e numero ricorrente in tutta la sua Grande Opera. Gli egizi possedevano più di tremila divinità nel loro complesso, incluse le minori, ma le nove “grandi” fondavano la Cosmogonia (quella più antica ad opera dei Maggiori, quella più recente i Minori).

 

Al centro di tutto, banale fin dirlo, il Dio Sole, con i suoi mille aspetti e sfumature.


Io sono Atum, il creatore dei primi dei.

Io sono il grande Lui-Lei.

Io sono Colui Che fece ciò che Mi parve buono.

Io presi posto nello spazio del Mio volere: Mio è lo spazio di coloro che si muovono.

 

Dio auto-generatosi e generatore degli altri Dei, Atum simboleggia il sole al tramonto nel culto di Heliopolis, la principale città sacra egizia (il nome, tradotto in greco, rimanda al Dio Sole, ovviamente). Associato a Ra, il dio del sole nel pieno della sua potenza, e al toro sacro. Nonostante la sua importanza – e in parte proprio per essa – è raramente raffigurato. Egli sorge come una piccola collina dal caos primordiale, il Nun, e pone ordine in tutte le cose.

 

Con valore affine, a Menfi troviamo Ptah (dal cui nome deriverebbe lo stesso nome di Egitto, Hut-ka-Ptah, “casa di Ptah) che aveva la sua incarnazione taurina nel dio Apis. Molti altri dei saranno associati al dio sole supremo, Aton, Amon (di Tebe), Ra (che sarà il nome prevalente e definitivo).

 

 

Il dio Api era invece l’incarnazione taurina del dio Sole, cosa che probabilmente avrà un suo influsso anche sul Minotauro, il Re Toro venerato a Creta, poi tramutato in un mostro nel mito greco degli Achei.

 

Di tipo decisamente più fantasioso le connessioni a Torino, che comunque probabilmente nell’antica Taurasia comprendeva qualche declinazione di un dio Toro celto-ligure (ed essendo i ligures originari della Libia, lì dietro l’angolo, per gli ermetici il gioco è fatto).

 

 

Atum affronta il serpente cosmico Apopi, simbolo delle forze del male che, probabilmente, ispira anche la tradizione biblica.

 

 

 

Naturalmente, sotto Amenofi VI, verso il 1350 a.C., avremo la trasmutazione di Amenofi in Aken-Aton e del dio sole Aton in dio sole unico, monoteistico e raffigurato come pura sfera. Una riforma che non durerà, ma che corrisponde al primo monoteismo mai esistito, e che potrebbe aver influenzato la nascita di quello ebraico, in una prospettiva storica (non a caso, Mosè si era formato alla corte egizia).

 

La dea Tefnut e il dio Shu

 

 

 

 

Prima coppia divina generata da Atum, la dea Tefnut (l’Acqua) rappresenta il divino femminile nella sua chiave distruttiva ed aggressiva. Il dio Shu (l’Aria) è raffigurato in forma antropomorfa.

 

La dea Tefnut, come altre dee egizie  si pone come dea-leonessa: il Leone, animale sacro all’imperatore (solo lui poteva praticarne la caccia) era associato al potere regale tra gli animali selvatici, come il Toro tra quelli domestici. Due segni dello zodiaco, tra l’altro, e due dei quattro simboli apocalittici degli evangelisti, assieme all’Angelo (la figura umana) e l’Aquila (che, se la associamo al Falco solare, esaurisce le incarnazioni molteplici del sole egizio).

 

 

Sekhmet Bastet sono ad esempio due dee dall’aspetto di gatto, che sono associate alla protezione del Faraone (da cui anche la figurazione della Sfinge).

 

Geb e Nut

 

 

 

La terza generazione, il dio Geb e la dea Nut, sono il dio-Terra e la dea-Cielo egizi. Essi generano quattro figli, gli altri quattro dell’Enneade: Osiride e Iside, Seth e Nefti: Sole e Luna rispettivamente luminosi ed oscuri, entrambi necessari all’equilibrio.

 

Osiride e Iside, Seth e Nefti.

 

 

 

 

Dea dalle molte facoltà,

onore del sesso femminile.

Amabile, che fa regnare la dolcezza nelle assemblee,

nemica dell’odio,

Tu regni nel Sublime e nell’Infinito.

Tu trionfi facilmente sui despoti con i tuoi consigli leali.

Sei tu che, da sola, hai ritrovato tuo fratello (Osiri),

che hai ben governato la barca, e gli hai dato una sepoltura degna di lui.

Tu vuoi che le donne (in età di procreare) si uniscano agli uomini.

Sei tu la Signora della Terra

Tu hai reso il potere delle donne uguale a quello degli uomini!

 

Sono le due divinità principali del Pantheon egizio, simboleggianti il Sole e la Luna, e l’ordine del regno egizio. Appare evidente come in Iside come dea madre ci siano elementi simbolici che torneranno poi nella Madonna come Madre di Dio; così come Horus-Apollo, il Figlio, avrà tratti associabili a Cristo.

 

Seth invece rappresenta il dio del caos con Nefti sua compagna: egli rovescia Osiride, ma Iside genera Horus che lo sconfigge, ripristinando l’ordine nella Cosmogonia egizia. Per alcuni, egli è all’origine del Seth-An / Satan ebraico, ma sono speculazioni meno rigorose, per quanto suggestive.

 

 

 

 

 

Rappresentato con la testa di asino, Seth è compagno di Nefti, dea della notte e della morte simmetrica a Iside (come nel mito greco avremo Artemide, la Luna, ed Ecate, la Luna “nera”). Nefti è comunque una divinità benefica e necessaria, protettrice del viaggio dopo la morte; anche Seth, pur invidioso del fratello Osiride, è comunque suo alleato nella lotta contro il serpente Apopi.

 

Per chi ama queste speculazioni, il Toro e l’Asino saranno presenti alla nascita di Cristo, Osiride e Seth, Sole e “Sole oscuro”. Tra l’altro, la più antica figurazione del crocifisso (200-300 d.C.) lo mostra come un dio-asino: per scherno, o per contaminazione iniziatica? L’Asino d’oro di Apuleio (pur presentando la trasmutazione asinina come inferior a quella in uccello) testimonia che il tema rimaneva presente, in testi intrisi di magia egizia (le Metamorfosi si concludono in onore a una Iside sincretistica).

 

Enneade minore

 

Horus

 

 

Anubi

 

Una “Enneade minore” era composta dai “nuovi dei”: Iside e Osiride, Seth e Nefti, coi loro figli: Horus, il falco solare figlio dei primi due, e Anubi, con testa di sciacallo, figlio dei secondi e guardiano degli inferi.

 

Come Toth, di cui parleremo dopo, Anubi sarà un dio che viene trasposto in Hermes, dio della conoscenza ermetica, quindi del viaggio agli inferi come della conoscenza iniziatica (Toth).

 

 

 

La sopravvivenza cristiana del mito è fortemente suggerita dalla figura di San Cristoforo Cinocefalo, il santo che avrebbe traghettato Cristo bambino e che ha quindi possibili profonde affinità con questo “dio di passaggio” tra morte e vita.

 

Il dio della sapienza era invece Toth, equivalente all’Hermes (Mercurio) dei Greci, raffigurato con testa d’Ibis, uccello tipico della valle del Nilo, coadiutore di Ra-Horus e della famiglia regale, è il protettore degli Scribi, inventore della scrittura e di ogni scienza, e svolge nel Pantheon il loro ruolo.

Etteilla (1738-91), esoterista francese settecentesco, sostiene per primo che i Taroth (Tarocchi) siano legati a Toth, dio della magia. L’ipotesi, per quanto fantasiosa, presenta numerose corrispondenze simboliche, che saranno ritenute rilevanti anche da Jung: come i tarocchi rappresentano dei Grandi Archetipi, così fanno le divinità egizie. Seguendo questa idea, i 22 Arcani Maggiori dei Tarocchi possono divenire altrettante divinità egizie. Ad esempio, Bes (vedi oltre) può essere il Matto, Toth il Mago, Sekhmet e Bastet Papessa e Imperatrice, Horus e Osiride Papa e Imperatore, gli amanti qualsiasi coppia di dei ierogamici (Geb e Nut, probabilmente, effigiati nel loro abbraccio cosmico), la Giustizia Maat, e così via.

L’eremita (Hermit, hermes…) può rimandare a Toth (di nuovo…), altro volto di Hermes egizio. La ruota è forse la “ruota solare” Aton, la forza la potente e pericolosa Tefnut, la morte può essere Nefti, il Diavolo Seth, la Torre è probabilmente la Piramide, la Stella e la Luna sono aspetti di Iside e di altre dee-madri, il Sole è Horus, il Giudizio Osiride (che presiede il giudizio dei morti), e il Mondo Atum. Ma ovviamente si potrebbero trovare altre associazioni.

Gli egizi del resto avevano un gioco sacro, il Senet (“passaggio”), una scacchiera 3 X 10 che costituiva un “labirinto” bustrofedico, simile al nostro “gioco dell’oca” secentesco. Tirando un dato astragalo, si doveva procedere fino alla fine del percorso, dove le ultime cinque caselle rappresentavano il salto verso l’aldilà. In comune invece con la dama vi è la possibilità di “mangiare” le pedine avversarie nella corsa alla purificazione.

Compagna di Toth era poi Maat, che si associava alla giustizia, alla misurazione, e quindi anche alla geometria e all’architettura.

 

Altra divinità notevole era Sobek, il dio-coccodrillo protettore del Nilo, cui erano sacri i coccodrilli del fiume, animali che non potevano essere cacciati.

Divinità femminile era invece Taweret, dea-ippopotamo che presiede al parto.

 

 

Khnum, dio dalla testa di capro, era il dio-vasaio, che generava gli uomini forgiandoli come statuette di creta prima del parto. Questa associazione tra lavorazione dell’argilla e creazione dell’uomo resta anche nel sapere biblico, nel racconto dell’Eden, e nella credenza egizia negli Ushabti, piccole statuette sepolte col faraone (forse, sostituendo riti antichi in cui erano sepolti gli stessi uomini al suo servizio) che nell’aldilà si animavano e lo servivano, in modo simile all’esercito di terracotta dell’imperatore cinese).

Il dio Bes, effigiato come un nano, era simbolo di vitalità; dio apparentemente minore, era però amatissimo dal popolo che lo vedeva come suo protettore particolare. Tracce del suo culto sono state rinvenute in Sardegna: l’unica prova ragionevole di un culto egizio giunto in Europa e in Italia in particolare.

 

Naturalmente questi sono solo alcuni dei tremila dei egizi, quelli più significativi soprattutto per l’associazione ai principali animali dell’area egizia. Si tratta dei più antichi dei dell’umanità, e anche in un ottica razionale non possono non suscitare una forte curiosità e ammirazione. Non credo in ogni caso si dispiacerebbero di questa rapida rilettura pop: altrimenti, ci sarebbero moltissime popstar da fulminare prima di me.

 

(vedi Mario Tosi, Dizionario enciclopedico delle divinità dell’antico Egitto)