Mostra dell’Artigianato a Mondovì: l’arte.

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LORENZO BARBERIS

Si è appena conclusa la Mostra dell’Artigianato Artistico di Mondovì numero 49. Si tratta dell’ultima mostra organizzata sotto la passata – decennale – amministrazione, la prima inaugurata dalla nuova – appena insediata – giunta cittadina. Volenti o nolenti, anche solo per la sua lunga storia, il principale evento artistico del monregalese, a un passo da un traguardo determinante, il mezzo secolo di vita.

L’organizzazione è, come nelle edizioni più recenti da alcuni anni a questa parte, ad opera de La Funicolarea cui va il merito di aver introdotto o comunque implementato, già nelle ultime edizioni, le novità qualificanti nella promozione della mostra, specialmente nella promozione, con uso di una pagina facebook dedicata, lo sviluppo di un logo ideato da una eccellenza monregalese come la fumettista Cinzia Ghigliano.

Il tema delle decorazioni, giustamente, è stato finalmente dedicato alle mongolfiere, sfruttando la peculiarità più notevole di Mondovì, ovvero il suo essere la capitale italiana di questo tipo di volo, date anche le condizioni climatiche ideali del suo territorio. I palloncini a forma di mongolfiera sono stati realizzati su un bel disegno della stessa Ghigliano; forse l’unico limite è una non immediatamente riconoscibilità come mongolfiere (agli occhi di un visitatore non-monregalese, soprattutto) e il fascino maggiore di decorazioni multicolori come erano stati, gli anni scorsi, gli ombrelli e le lettere. Ma la scelta è invece sicuramente positiva, e sarebbe bene mantenere questo tipologia di decorazione a mongolfiera come tema fisso della mostra, magari perfezionando qualche dettaglio, come detto, nell’impatto scenico. Positivo anche, in connessione, lo sviluppo di iniziative di promozione collegate alle mongolfiere, dalla conferenza “Teste fra le nuvole” alle numerose foto dall’alto della mostra diffuse sui social.

Bella anche la rinnovata grafica di quest’anno, unificata ad altri eventi estivi monregalesi. Belle le consuete lettere con l’acrostico MAA, come si sta ultimamente tendendo a chiamarla, per necessaria sintesi; peccato che la sigla risulti poco evocativo, non suggerendo un significato. Personalmente, mi convince meno invece lo stile delle grandi lettere che segnalano l’anno dell’evento, un elemento da sempre presente che però ora non collima molto con la rinnovata, più moderna ed essenziale impostazione estetica. Ma, naturalmente, sono dettagli.

Il complessivo successo qualitativo della manifestazione è innegabile: oltre a una buona presenza di pubblico, che tiene quella delle precedenti edizioni: la prima pagina della Stampa, il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali (ottenuto grazie all’interessamento dell’ormai ex-ministro Enrico Costa) sono tutti segni di una potenzialità di crescita dell’evento, forse non ancora pienamente espressa.

La qualità degli espositori artigianali si conferma buona, continua la scelta di concentrarli tra Piazza Maggiore e Belvedere, come avvenuto nelle passate edizioni del “nuovo corso”; lo sviluppo lungo via Vico era suggestivo ma, anche, dispersivo, anche dato il significativo dislivello della via che non incoraggia troppo il “passeggio”.

Interessanti le mostre artistiche, anche se forse – stante l’alta qualità delle proposte presenti – si nota un piccolo calo a livello numerico: non c’è la presenza di ospiti internazionali che era stata tentata in anni precedenti (forse anche per ragioni di costi), non c’è la presenza di una mostra nelle bellissime sale del Circolo di Lettura, dove spesso vi erano state esposizioni illustrative legate, appunto, a una presenza preziosa per Mondovì come quella della Ghigliano, che aveva portato in anni passati a una carrellata di disegnatori esordienti ed affermati davvero notevole: e questo sarebbe invece un elemento – se possibile, è chiaro – da valorizzare, dato il ruolo giustamente importante della Ghigliano nella manifestazione per il logo e i disegni promozionali. Minori, è l’impressione, anche le esposizioni organizzate in modo spontaneo da locali, associazioni, e così via: non c’è ad esempio La Meridiana Tempo, che aveva portato eventi interessanti in connessione alla mostra.

Gianmario Vigna

Interessante però invece il focus sulla Ceramica, indiscutibile eccellenza artistica e artigianale monregalese. Presso l’antico Palazzo di Città si hanno così una mostra di Gianmario Vigna. L’opera di Gianmario Vigna – alla sua prima personale – si distingue per uno stile elegante, di grande sintesi, con ampie aperture all’astrazione, e con temi lunari, spesso intrisi di suggestioni dallo spazio profondo. Piccoli bassorilievi ceramici sottilmente stranianti, se non anche in qualcosa garbatamente inquietanti: si percepisce un’eco magari lontana e indirette delle ossessioni di H.P.Lovecraft, nel tema sottomarino come in quello interplanetario, ma anche nei paesaggi straniati.

 


Un simile rapporto generazionale si ha anche nella ormai consueta esposizione di Persea, l’autrice che negli anni ’90 aveva portato nella tradizione monregalese la ceramica raku di ascendenza orientale, che qui espone, per la prima volta in questo contesto, assieme al figlio Gioele Perano, che nonostante la giovanissima età dimostra una padronanza nella tecnica e una autonoma nel segno molto interessanti. Gioele nel corso della mostra ha anche tenuto un laboratorio ceramico rivolto ai più piccoli, una delle varie attività correlate di meritoria valorizzazione della ceramica (come il concorso “Il museo chimerico” del Museo della Ceramica, e il forno di Roba Che Skotta allestito sulla Piazza Maggiore).

In qualcosa si intuisce, è naturale, l’influenza materna – ma anche, più in generale, della scena dei ceramisti monregalesi in senso lato, e della stessa tradizione locale: ad esempio, nell’associazione cromatica vivace, sgargiante e al contempo misurata. Ma la sintesi è indubbiamente autonoma e dotata di una personalità artistica ben evidente, seducente nella vivacità soprattutto dell’invenzione libera e giocosa di forme.

A rischio di dare una lettura scontata, appare proprio che Gioele Perano, con la pratica artistica in giovanissima età – l’autore è in prima superiore, ma il suo approccio alla ceramica è ancora precedente – sia riuscito a conservare in massima misura quella spontaneità generativa propria dell’infanzia fondendola senza soluzione di continuità con la parte tecnica che è comunque necessaria.

Molto bella anche la mostra presso l’Academia Montis Regalis, che ha ospitato i lavori di Luca Momarelli, Angela Cosenza (entrambi di Firenze) e di Max Solinas (di Venezia, che ha presentato in libro anche i suo libro, L’ordine della Lupa), garantendo un’apertura almeno italiana della parte artistica della manifestazione.

Di indubbio interesse anche le presenze nell’ArteAtelier di Sergio Bruno (sopra un esempio dei suoi efficaci ritratti), a partire dall’artista di origini brasiliane Marcos Furtado (vedi opere sottostanti).

Il giovane autore ha portato in mostra le sue opere, coloratissime e surreali, in grado di intrecciare le seduzioni del colore con geometrie quasi esoteriche e talora volti e corpi di una particolare intensità.

(opera di Andrea Pettiti)

Notevoli anche i lavori dei giovani stagisti del Liceo Artistico “Ego Bianchi” di Cuneo, che da tempo ha una fruttuosa collaborazione con l’ArtAtelier per la sua alternanza scuola-lavoro. In maggioranza – ma non solo – sono dedicati a scorci monregalesi colti con freschezza, come nel divertente lavoro che riprende il classico skyline monregalese in chiave warholiana.

Interessanti anche i nuovi lavori di Andrea Pettiti, che riprende le intricate geometrie della calligrafia araba in uno studio astratto sul segno decisamente promettente nelle sue intuizioni.

Tra le altre diverse iniziative collegate (ad esempio il consueto campionato di Bocce Quadre, giunto alla sua quinta edizione), si segnalano in ambito artistico le visite guidate alla Cattedrale restaurata (un bene ovviamente prezioso, da valorizzare di più in futuro approfittando del restauro, magari anche in connessione con le “cinque cattedrali” avute dal monregalese nel corso del tempo sulla collina di Piazza, alla visita al Palazzo Fauzone, centro indiscusso del potere cittadino per lunghi secoli.

Insomma, una mostra come al solito interessante, con vari punti di forza (la novità delle mongolfiere, la ceramica, l’illustrazione, la musica la valorizzazione del patrimonio architettonico…) da mettere a punto e valorizzare ancor di più per continuare il trend positivo di crescita della manifestazione.

Insomma, una mostra interessante, con molti spunti positivi, ma forse ancora con qualche margine di sviluppo nel trend di crescita di questi anni, tramite una maggiore – certo non facilissima – sinergia tra i vari elementi.