Terra!

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LORENZO BARBERIS.

Consiglio a tutti i monregalesi di approfittare di quanto resta delle feste per visitare la bella mostra “Terra! Una storia nomade” ancora aperta, fino all’8 gennaio 2017, presso il Museo della Ceramica monregalese.

La mostra, curata da Christiana Fissore, fa parte di una più ampia rassegna diffusa in sei Musei liguri e piemontesi, completando il percorso del progetto “La terra di mezzo”, che indagava la ceramica tra Liguria e Piemonte, di cui Mondovì è, come noto, uno snodo fondamentale.

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Sul sito del museo si trova un dettagliato resoconto circa il percorso strutturato (vedi qui). Se nel primo percorso si citava Tolkien, qui il titolo della mostra rimanda a un bel libro di Stefano Benni, raro esempio di fantascienza italiana.

Le opere storiche contenute nel museo dialogano con  i 79 pezzi dell’opera site specific di Paolo Polloniato, realizzata durante una residenza d’artista nell’Unità Produttiva del Museo.

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L’opera di Polloniato diventa una interessantissima riflessione sulle modularità della ceramica monregalese, congiunte a una rilettura del tessuto urbano della città che ritorna talvolta nel decoro delle ceramiche (a fianco di puri decori astratti, come qui sopra) tramite particolari apparentemente marginali e sorprendenti.

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La ricerca astratta è molto bella, ma suscita più ancora interesse questa riscrittura della città in ceramica. Se nella piattaglia d’impronta ottocentesca erano gli scorci del pittoresco urbano a farla da padrone, su tutti la Torre, ma anche le varie chiese o, forse più avanti, edifici storici e vedute paesaggistiche, qui sono i monumenti del moderno che appaiono certificati su ceramica: la discussa Madonnina, nuova imponente presenza sullo skyline di Piazza, ad esempio.

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Appare però ad esempio anche il Grattacielo, edificio-simbolo del “quartier nuovo” dell’Altipiano, e altri luoghi relativamente più anonimi.

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Un lavoro che per certi versi ricorda uno studio della città tramite la ceramica come apparso ai suoi tempi nel primo “Polvere di stelle” del 2014 (ne avevo scritto qui). Là però le ceramiche divenivano tridimensionalmente gli edifici che compongono il monregalese; qui invece il paesaggio è rappresentato pittoricamente nell’oggetto ceramico rispettandone le convenzioni figurative.

Addirittura, l’inserimento di una gru può apparire, se non una critica, una riflessione sulla vorticosa crescita urbana dal secondo dopoguerra in poi (uno dei problemi universalmente riconosciuti della città è un piano regolatore ipertrofico rispetto alle reali esigenze, nato perlomeno in una fase diversa: ne avevo riferito ad esempio qui).

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Ancor più interessante questa serie dedicata alle slot machines, altra presenza “nuova” e discussa nelle città di provincia, non solo Mondovì ma certo anche essa.

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L’altro artista ospite è Filippo di Sambuy, il quale porta volutamente a Mondovì una Scultura che cresce sul mare realizzata nella Scuola di Ceramica di Albisola Superiore in collaborazione con i maestri ceramisti Marcello Mannuzza e Guido Garbarino, per sottolineare la connessione tra il mare e la terra.

Appare curioso che Mondovì abbia una famosa scultura ottocentesca dedicata a un illustre Sambuy (vedi qui), marchese e pioniere dell’agricoltura moderna qui da noi: una Cerere neoclassicheggiante che oggi è ospitata in Belvedere, ma fino al 2000 era centrale sulla Piazza Maggiore che dà il nome alla città alta, proprio davanti al Palazzo della Provincia ove, negli stessi anni, sarebbe iniziata la costituzione del Museo della Ceramica. Questa tortile ceramica sembra quasi riprenderne la cornucopia.

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Insomma, una esposizione interessante, sulla linea di quelle realizzate dal Museo monregalese.