Musica classica e musica moderna

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UMBERTO BECCARIA.

Premetto che questo non vuole essere un articolo di polemica o che critica un particolare tipo di musica per favorirne un’altra. Voglio soltanto riflettere sullo spazio che viene offerto alla musica classica rispetto alla musica cosiddetta popolare. Nonostante infatti vi siano grandi associazioni che si dedicano ai concerti in Italia, iniziative multimediali e mediatiche (canali televisivi come Rai 5, Classica HD), e alcune radio che in modo sporadico trasmettono eventi di musica colta (quelle che si occupano solo della materia in oggetto sono poche e raramente ascoltate), la diffusione di quest’ultima non ha lo spazio che merita. O meglio, ha una diffusione decisamente minore rispetto al pop. E le domande che sorgono spontanee sono: perché? C’è un motivo ragionevole a tutto questo? Non voglio dire in tale modo che non si debba ascoltare più musica pop, ma per lo meno conoscere anche le espressioni più alte di questo tipo di arte.

Il più frequente luogo comune taccia la musica classica di essere noiosa. In base a quali parametri nessuno può dirlo esattamente. Strano che un’espressione artistica denotata da  grande varietà nel ritmo, nell’armonia, nelle melodie, nella timbrica venga messa in secondo piano rispetto ad una musica sempre uguale nel ritmo, povera nelle armonie, poco variegata nella timbrica. Non metto in dubbio che nel corso della storia siano state scritte canzoni dall’alto valore artistico, ma il mio discorso vuole essere diverso. Perché infatti avere certi pregiudizi nei confronti della musica classica? Spesso senza nemmeno averla ascoltata mai nel modo corretto. Anche per questo sono spinto a scrivere di musica colta e con entusiasmo la divulgo.

I motivi di questa disparità sono molteplici. A cominciare dallo scarso spazio che viene dato nella scuola alla musica. Il linguaggio e la bellezza di questa arte nella sua forma più colta andrebbero insegnati come qualsiasi altra materia affinché ognuno possa avere la possibilità almeno di conoscerla. Sono convinto che alcune persone nel mondo non abbiano mai ascoltato musica classica, o comunque in modo molto esiguo. Questo fatto non è accettabile. Alcune persone non sono nemmeno consapevoli di quanto sia potente la musica colta perché non hanno nemmeno mai avuto la possibilità di scoprirla e dunque di scegliere di ascoltarla.

Altra critica mossa alla musica d’arte: bisogna avere strumenti per comprenderla. Affermazione non del tutto azzeccata: l’espressione musicale può essere colta sotto l’aspetto emozionale, non solamente tramite altri parametri (che sono tuttavia molto importanti, per questo nella rubrica ho parlato e parlerò di armonia, melodia, ritmo, ecc.). Non credo che la maggior parte delle persone che ascolta una canzone inizi ad analizzarla strutturalmente andando a indagare armonie e quant’altro.

Ovviamente la musica colta, avendo un’infinita di contenuti, è apprezzata al meglio se si possiedono certi strumenti. Essa però non si nega a nessuno.

E allora spazio alla musica classica. In tv e alla radio, ma non soltanto negli spazi dedicati. Esempio lampante: la Prima del Teatro alla Scala dello scorso 7 dicembre, “Madama Butterfly” di Puccini (nella versione originale del 1904). Trasmessa in diretta da Rai 1, è stata vista da più di 2 milioni e mezzo di persone. Anche se l’Opera ha contenuti e implicazioni differenti rispetto alla musica puramente strumentale, pur sempre di musica colta si tratta. Ma allora perché non fare altre iniziative simili dedicate a concerti? Si fanno già, ma in modo non sufficiente a mio avviso. Se i grandi canali mediatici dessero spazio maggiore alla musica colta sono convinto che entrerebbe nel cuore di molte più persone, e renderebbe la loro vita più bella.

E’ giusto e doveroso riflettere su queste cose, perché se non si prova a cambiare, nulla muterà mai.

Se leggete questo articolo, ascoltate una composizione qualsiasi di musica classica, per la vostra felicità. Io tornerò presto con un pezzo dedicato a “piccoli” aspetti  di Chopin.