Ilse, Friedl, Helga

Disegno di Helga Weiss

Disegno di Helga Weiss

CLAUDIA PICCINELLI (a cura)

Tre donne ebree. La poetessa e scrittrice per l’infanzia Ilse Herlinger Weber e l’artista e maestra Friedl Dicker Brandeis, nel lager di Terezín, testimoniano la personale sensibilità e vocazione al mondo dell’infanzia ferita. Mobilitano le doti interiori di bambine e bambini, per continuare a resistere, nella fiducia del sogno di libertà. L’adolescente Helga Weiss fissa nel diario e nei disegni il proprio vissuto: festeggiamenti, teatro, amicizie, amore. Ma anche momenti angosciosi di quell’esperienza, alla quale sopravvivrà: per testimoniarne.

Qui di seguito, una presentazione del “ghetto-modello” di Terezín. Quindi una ricostruzione delle attività pedagogiche, solidali e artistiche tendenti a far sì che le piccole e i piccoli ospiti non venissero sopraffatti dalla quotidianità della vita reclusa e dalla negazione di qualsiasi speranza.
Disegni, appunti biografici, musica, teatro, uso del corpo, canzoni, lettura condivisa, ninne-nanne per ritrovare nel passato, “fuori”, tempi ricordi e pratiche per sopravvivere “dentro”. Con un’impossibile speranza da coltivare: il futuro.

I bambini vanno a lezione, 1942

Nel disegno: I bambini vanno a lezione, 1942.
”Prima della creazione dei dormitori a loro dedicati, i Kinderheim, i bambini si riunivano e portavano le loro panchette in un angolo, per fare lezione”.

I mille volti mascherati di Terezín

Dove il fiume Eger si tuffa nell’Elba sorge Terezín. Città dal doppio nome, e dai mille volti mascherati. Sempre avvolta, nell’immaginario, da un’aura di sinistro mistero. La città murata bipartita, a sessanta chilometri da Praga, costruita nel 1780 in onore dell’imperatrice Maria Teresa sarà destinata nel tempo a molteplici scenari.

Alla fine del 1941, la “grande fortezza” per volere dei nazisti cambia nome. Diventa Theresienstadt, un campo-ghetto sottoposto al comando delle SS, alla sorveglianza della polizia ceca, all’amministrazione interna dello Judenrat. La “piccola fortezza”, invece, nel 1940 sarà scelta dalla Gestapo di Praga per incarcerare antifascisti, oppositori politici, appartenenti ai movimenti della resistenza.

Terezín, la stazione-vetrina, dove verranno convogliati, in un primo tempo, gli ebrei della Boemia e Moravia. Reinhard Heydrick solleva e risolve così il problema degli “ebrei delle zone occupate”. Dopo l’occupazione di Praga nel 1939 e l’istituzione del Protettorato di Boemia e Moravia, tramite circolare, il capo del servizio di sicurezza decreta la costituzione dello Judenrat, un consiglio ebraico, con il compito di eseguire gli ordini del governo nazista. In seguito, vi giungeranno ebrei da tutta Europa. Una tappa del viaggio verso est.

Terezín-Terme, il luogo di cure termali per anziani. Nel corso della Conferenza di Wansee del 20 gennaio 1942, si stabilisce che a Terezín verranno convogliati gli anziani ultrasessantacinquenni, ormai inabili al lavoro, gli invalidi di guerra e i decorati al valore militare.

Terezín, la città dono del Führer. Immortalata dal film di propaganda “Il Führer regala una città agli ebrei” del 1944, per la regia di Kurt Gerron, un detenuto del lager, autore di cabaret, attore e regista berlinese. La città fa da sfondo a scene con il delegato della Croce Rossa Internazionale. Lo svizzero Maurice Rossel durante il sopralluogo aveva potuto ammirare di persona i padiglioni per i concerti nella piazza centrale, bambini ben vestiti, donne sorridenti, ragazzi festosi. Il film dell’inganno sarà proiettato in tutti i cinema della Germania.

Terezín, il ghetto modello, luogo ideale di soggiorno per bambini. Quando nel dicembre del 1943 si annuncia il progetto di abbellimento del ghetto, sorgono i Kinderheim, dormitori per bambini. Per i piani propagandistici, come in un villaggio di cartapesta, pronto all’occorrenza ad essere distrutto, fioriscono parchi attrezzati per il gioco, il teatro delle marionette, un coro. Si può giocare nei parchi, salire sulle altalene, fare sport. Ma anche recitare e cantare, scrivere, disegnare. Possibile addirittura studiare, nella scuola clandestina denominata con la sigla L417.

Terezín, campo-ghetto degli artisti. Intellettuali, scrittrici, compositori musicisti, pittrici, scrittori, poetesse possono manifestare il proprio talento artistico e ispirazioni ideali senza destare troppi sospetti nell’opinione pubblica. Qui il mondo va alla rovescia. Alla fine del dicembre 1941, pur ritenendo illecita l’attività artistica, si istituiscono nel campo leKameradschaftsabende, le serate di compagnia. A gennaio 1942, la Freizeitgestaltung, l’amministrazione delle attività del tempo libero, per il coordinamento della vita culturale, musicale, artistica: una forma di controllo dell’arte sottoposta alla censura nazista. Quando il Consiglio degli anziani chiede alle SS di introdurre ufficialmente gli strumenti musicali, allora, come armi di difesa e di resistenza, irrompono nel ghetto viole, violoncelli, flauti, liuti, chitarre.

Disegno di Helga Weiss

Disegno di Helga Weiss

Infanzia a Terezín

A Terezín, dal 1941 fino alla liberazione nel maggio 1945, giungono circa 15.000 bambini, spesso separati dai loro genitori. Ne tornerà poco più di un centinaio.

Bambine e bambini smarriti, angosciati perché non sanno. Ma ascoltano e, soprattutto, vedono. Vedono carri funebri trasportare pane, gente in coda per il rancio. Le SS camminare sui marciapiedi, le teste rapate, finestre con le sbarre. Vecchietti sgranocchiare pane duro e patate marce. Madri vagare con lo sguardo perso. Infermiere col termometro in camice bianco. Corpi martoriati, muri con il filo di ferro spinato.

Sentono lo sferragliare del treno dei trasporti, le urla delle SS agli appelli, lo stridore delle ruote dei carri, il suono della sirena. Sentono l’odore di fenolo. Sentono l’assenza, la perdita della vicinanza dei genitori, dei nonni. Sentono l’angoscia della separazione, la perdita del nutrimento affettivo.

A Terezín, molti adulti si fanno carico delle sofferenze di bambine e bambini. Accomunati dalla stessa condizione, gli adulti offrono la condivisione del dolore. Mettono a disposizione le proprie risorse professionali e umane, senza sapere se ci sarà la ricompensa finale della libertà. Fanno dono gratuito di se stessi, consapevoli di proporre un modello positivo di ancoraggio alla vita. Confidano, anche nei più piccoli, nelle possibilità di partecipazione e capacità di recupero, nella forza sovversiva della creatività.
Bambine e bambini, alcuni solo per pochi giorni, altri qualche mese, altri ancora per qualche anno, possono sentirsi meno soli, meno orfani.

Ilse Herlinger Weber

Friedl Dicker Brandeis

Helga Weiss

Deportazioni a Terezín

Protettorato di Boemia e Moravia: 74.000
Germania: 43.000
Austria: 15.000
Olanda: 5.000
Danimarca: 500
Slovacchia: 1.400
Ungheria: 1.100

140.000 internati, di cui 15.000 bambine/i
35.000 muoiono a Terezín
63 i trasporti a est, dal 1942 al 1944
87.000 deportati a est, tra cui 7.590 bambini
3.800 gli adulti sopravvissuti ai trasporti, 142 i bambini.

Bibliografia essenziale

  1. Ilse Herlinger Weber, Quando finirà la sofferenza? Lettere e poesie da Theresienstadt (traduzione di Susanne Barta e Manfredo Bertazzoni), Lindau, Torino, 2013
  2. Ilse Herlinger Weber, L’ora blu delle fiabe (traduzione di Rita Baldoni), Edizioni Paoline, 2014
  3. Qui non ho visto farfalle. Disegni e poesie dei bambini di Terezín, Pubblicazione edita da Museo ebraico di Praga, terza edizione, 2008
  4. Helga Weiss, Il diario di Helga, Einaudi, Torino, 2014

Articolo tratto da: A rivista anarchica, anno 46 n. 406, aprile 2016

QUI un articolo di Margutte su Auschwitz

Nell’immagine in evidenza un disegno di Helga Weiss.