Eureka

Eureka

LAURA BLENGINO

Danza si fonde con l’acrobatica. Nasce così un suggestivo e delizioso spettacolo. Eureka.
Una scoperta nuova, per l’appunto, galleggia per il Teatro Baretti di Mondovì!
Il primo tempo si basa soprattutto sulle acrobazie e quel poco di danza sembra contemporanea; il secondo tempo si basa sul balletto, un po’ modern e un po’ rock’n roll. Durante tutto lo spettacolo la rilevanza viene regalata alle luci, agli specchi, agli effetti e ai vestiti allegri. Per me, vi sono molti richiami inerenti ad altri ambiti come cultura, letteratura, film.
Primo tempo. La musica sembra più orientale, più calma e più zen. I movimenti sono per la maggior parte lenti, a causa delle varie prese acrobatiche complesse.
Nel primo pezzo i ballerini si mettono in coppia. Per ogni coppia c’è un uomo-stendardo nero: drappo nero e asta parallela alle braccia. A fine del pezzo l’uomo-ballerino toglie il bastone al proprio uomo-stendardo e lo manovra mettendolo in posa a proprio piacimento, facendolo diventare statua.
Come a dire che ognuno di noi si riconosce con una serie di regole e usanze, manovrato da altri? Dei veri e propri burattini.
Poi si prosegue. Buio.
Luce soffusa. Sul palco si nota un tessuto che si sposta pieno di piccoli specchi applicati sopra. Luce bluastra si spezzetta sul soffitto del palco e abbraccia anche quello degli spettatori. Si entra in un’atmosfera magica.
Poi si scopre che sono due ballerine e il tessuto sono le loro gonne. Non tutto quello che appare è.
Altro pezzo.
Entra uno con una luce rettangolare al posto della faccia. La posa al centro del palco e fa acrobazie tutt’intorno. Dopo la sposta continuamente andandola sempre a riprendere. Forse a simboleggiare che più ci avviciniamo a qualcosa, più si allontana?
Pezzo seguente.
Entrano 5 tenendo una luce rossa e ognuno è legato all’altro con una corda, come fossero prigionieri.
Davanti entrano i due ballerini, vestiti di rosso: lei e lui.
Iniziano a dondolarsi, tenendosi per mano. Si staccano e ricominciano. Lei non riesce a stringere la mano e lui cade. Forse a simboleggiare: se non ti fidi di qualcuno prima o poi cadrai. I due iniziano una danza acrobatica, facendo multiple capriole in un avvicendarsi di piedi (prima di lei e poi di lui), in un ammasso corporeo unito, come una ruota.
Altro pezzo.
Un uomo che compie acrobazie dentro un cerchio. Richiamo ovviamente a Da Vinci e all’uomo vitruviano. Come a cercare la doppia perfezione: del corpo e della danza?
O per ricordare noi dentro il mondo?
Altro pezzo.
Un uomo cammina con uno specchio in mano.
In questa serata molte volte si ricorre allo specchio. Forse vuole ricondurre al significato del doppio, all’universo alternativo, alla bellezza o alla divinazione. O al gioco metateatrale: il ballerino sul palco e il ballerino nello specchio. Specchio… come “Alice attraverso lo specchio”.
Un fascio di luce gialla sopra la sua testa. Mentre vaga posiziona lo specchio nel fascio, rompendo la direzione e deviandola, inclinando la superficie riflettente per sperimentare tutte le possibili sfaccettature.
Inizio secondo tempo. Le musiche sono più vivaci. Più vicine al nostro stile di ascolto. Alcune veloci, altre lente.
Primo pezzo. Ognuno ha un colore diverso, tutti vivaci. Il pezzo è più dinamico e allegro. I ballerini sono scattanti. Usano un supporto che può diventare sedile, cornice o contenitore di essere umano.
Sembra essere una vera e propria festa. Alla fine sfiniti lanciano in aria i vestiti. Uomini rimangono in boxer, le donne in bikini.
Altro pezzo. Colorato e simpatico.
Entrano poco per volta, a due a due. Uno tiene il bastone in piedi e l’altro stando accucciato. Dopo pochi secondi si capisce l’idea che vogliono dare: i padroni con i propri cani. Una coppia: tutti e due hanno un basco giallo. Qua mi ricorda il film animazione “la carica dei 101″. Cani e padroni si assomigliano.
Altro pezzo.
Siamo in palestra. Due sul palco. Donna fa gli esercizi e l’uomo interpreta l’attrezzo. Incredibile! Sembra proprio di visualizzarli! E sembra di esserci anche noi a fare un po’ di palestra.
Altro pezzo.
Sempre palestra. Tre uomini si sfidano a chi è più muscoloso. Inizia pezzo acrobatico con la corda. Abbastanza difficile. Io mi sarei inciampata. Sembrano disegnare figure geometriche sul palco. La musica coinvolge tutti: è Prisencolinensinainciusol di Celentano.
Altro pezzo e ultimo.
Ginnastica artistica. Donna con nastro. Dapprima la luce è gialla soffusa. Poi si spegne. Buio. Nell’oscurità vengono proiettate parole della canzone, sulla ragazza e sul nastro che si muove. Effetto dirompente. A dire che le parole possono smuovere le situazioni o le persone?
Il nastro della danza si avvince ancora a me e al mio cuore. Le parole, le luci e gli specchi brillano ancora nei miei occhi.
Con questo caleidoscopio di immagini ed emozioni lasciamo la platea amareggiati che sia giunta la fine, ma speranzosi di rivederli presto.