Il tempo tagliato di Silvia Longo. Intervista

tempotagliatocopertinaSILVIA PIO (a cura)

Silvia Longo ha pubblicato per Longanesi un romanzo dove il tempo è uno dei protagonisti.
L’autrice legge per Margutte un brano del libro.

Domanda: È importante sapere la poetica di un autore, in parole povere, perché mai scrive, e perché scrive quello che scrive. Qual è la tua?

Scrivo per piacere e per necessità, ed è così da sempre, che io ricordi. Di questa disposizione alla parola scritta si era accorta la maestra, ai tempi delle elementari. In classe spesso si leggevano a voce alta i miei temi, e così accadeva anche alle medie. Al Liceo un insegnante mi chiese se avessi mai considerato di fare della scrittura un mestiere, in quanto a suo parere “avevo la stoffa” per riuscirci.
Come ho detto, provo un grande piacere a scrivere, a combinare tra loro le parole cercando quella giusta, di volta in volta, sino a raggiungere la mèta che mi prefisso, nella forma e nel suono. E non riesco a farne a meno: a volte, specie la notte, sento delle frasi intere che mi si formano dentro la testa e chiedono di essere scritte. La scrittura è un’urgenza, anche, e credo un talento, quelli che ti vengono dati gratuitamente, ma dei quali poi ti si chiede conto, e allora devi coltivarli.  Ancora, la scrittura è il modo in cui riesco a esprimermi meglio, anche se a volte è faticoso, e magari devo prendermi una vacanza, allontanarmi da lei. Però non so stare a lungo senza: gira e rigira, è sempre lì che torno. Quando non scrivo narrativa, scrivo qualche verso, riflessioni, lettere agli amici.
E comunque, se non ci sono i miei libri, ci sono quelli degli altri: leggo in continuazione. La Parola – il Logos – è importante, potentissima. Le parole sono vive, compiono il miracolo della maieutica, ci permettono di dare un nome a tutto e di partorirci.

D: Tutti vogliono sapere come è successo: come hai pubblicato “Il tempo tagliato”?

Pur avendo nel cassetto diversi scritti, fino al 2010 non avevo mai cercato di essere presa in giudizio da un editore, non mi sentivo pronta, e le case editrici mi mettevano soggezione. Poi ho saputo del concorso “Io scrittore”, a inizio 2010, patrocinato dal Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, che comprende anche Longanesi, ed ho mandato un romanzo. Il concorso ti dà la sensazione di essere autorizzato a farti leggere, pensi: mando perché me l’hanno chiesto, non sono io a propormi. Quell’anno della prima edizione i partecipanti effettivi mi sembra fossero millecinquecento, con più di tremila iscritti. Era un concorso democratico, nel senso che i testi venivano valutati dai partecipanti stessi in maniera anonima. Un sistema affascinante e nel contempo rischiosissimo, perché non tutti hanno gli stessi strumenti per valutare, senza contare che qualche “cecchino” avrebbe potuto silurare il tuo scritto, anche se buono, per mandare avanti il proprio. Ma andava bene così, in definitiva avevi l’opportunità di metterti a confronto, di leggere cosa scrivevano gli altri e cosa pensavano del tuo lavoro. Sono arrivata tra i primi duecento, ma non tra i primi trenta che sarebbero diventati e-book. Pensavo che la mia avventura finisse lì, invece pochi giorni dopo mi comunicano che, causa una defezione, il mio libro rientra tra i trenta finalisti. Non faccio in tempo a gioire che mi contatta il direttore editoriale di Longanesi, Giuseppe Strazzeri. Dice che il mio libro gli è piaciuto e che hanno pensato di metterlo su carta. Gli domando: posso svenire, subito, al telefono?  E lui: venga a svenire in Longanesi. Per inciso: non sono svenuta, ma è stato molto bello entrare nella “casa del libro”, così io chiamo Longanesi. Un luogo accogliente, di bellezza e professionalità, dove ho conosciuto da subito anche il mio fantastico editor, Guglielmo Cutolo.

D: Il tempo appare quasi come un protagonista nel tuo romanzo. Qual è il tuo tempo?

È un tempo abbastanza incalzante, ma che pure cerco di vivere con un ritmo personale. Tutto il libro è basato sull’ idea di tempo soggettivo e oggettivo, è una riflessione su come il tempo, che è pura convenzione, finisca spesso con il dominare le nostre esistenze chiudendoci in circoli viziosi di azioni e pensieri. All’epoca della prima stesura, stavo appunto meditando su questo, e sull’uso della parola tempo nei vari ambiti della lingua italiana: si dice tempo in accezione grammaticale, sportiva, cinematografica, meteorologica, filosofica, musicale… Mentre in numerose lingue moderne, e anche in greco antico, ci sono termini diversi per definirne i diversi significati. Nel frattempo stavo leggendo un saggio intitolato “Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante” di Douglas Hofstadter, che ben spiega la teoria dello Strano Anello, e cioè del circolo vizioso, o virtuoso che sia: il ritornare sempre su se stessi è ben rappresentato dai canoni di Bach, dai dipinti di Escher, dai teoremi matematici di Gödel. Mi sembrava una interessante rappresentazione del tempo. E poi c’era, e c’è, la musica. Che tanto amo. Ce n’è molta, ne “Il tempo tagliato”, a partire dal titolo: un’indicazione musicale che sta a indicare un ritmo particolare, quello più usato nella musica pop. Ho giocato sull’ambivalenza del temine ‘tagliato’; tagliare è un verbo che può far pensare a qualcosa di doloroso, quindi ad un tempo interrotto, scarnificato. Sempre per giocare con la parola tempo, i capitoli sono introdotti da bollettini meteo.
Infine, e soprattutto, c’era una storia da raccontare. La storia di Viola, la protagonista del mio libro.

D: Cos’è successo dopo la pubblicazione del romanzo e cosa succederà ora?

Intanto ho realizzato un sogno, e non è cosa che capiti tutti i giorni. Da una parte è stato bellissimo, dall’altra spaventoso, come essere arrivata in cima ad una montagna. Ti guardi intorno e ti chiedi: e adesso? Ciò che puoi fare è scendere, oppure cercare un’altra vetta e provare a raggiungerla. Quando realizzi un sogno, per un attimo hai questo senso di felicità e incredulità, e poi ti senti svuotato. Così mi sono sentita, e per un po’ di tempo non sono riuscita a pensare ad altro.
La mia vita è quindi in parte cambiata, anche se continuo a svolgere il mio lavoro in cooperativa sociale e stare con la mia famiglia, curando le cose che mi stanno a cuore e quelle di cui mi devo occupare per dovere. Intanto, però, sono entrata in contatto con un mondo nuovo, quello editoriale, di cui ignoravo tutte le dinamiche. Ho conosciuto delle belle persone, in Longanesi: quelle dell’ufficio stampa, della redazione, l’editor, il direttore, e altri autori della Casa. Soprattutto ho incontrato, anche se non sempre fisicamente, tante persone che mi hanno contattato per farmi i complimenti e ringraziare. Molti mi hanno addirittura raccontato la loro vita, che cosa commovente!
Non so cosa succederà adesso. Di certo continuerò a scrivere. Spero che il mio libro raggiunga altre persone, anche grazie a questa intervista: è un libro onesto, che racconta una storia semplice ma a modo suo straordinaria, e nella quale molti si sono già riconosciuti. Questo vorrei, più di ogni altra cosa: che il mio libro parlasse ad altri cuori. Passate parola!

Margutte ha pubblicato una recensione de “Il tempo tagliato” https://www.margutte.com/?p=2696

Notizie sul romanzo si possono trovare sul sito dell’editore:
http://www.longanesi.it/scheda.asp?editore=Longanesi&idlibro=7602&titolo=IL+TEMPO+TAGLIATO

Silvia Longo

Silvia Longo