Fin quando il viso della Terra non sarà il viso dell’Amore

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NAZ OKE (a cura)

Oh bellezza che dà gusto alle sofferenze
benvenuta nei nostri cuori
benvenuta ma
hai fatto posare la nostra ira sui rami in fiore
ed ora su di noi
può cadere grandine
può cadere neve
adesso che noi sappiamo amare,
cosa può importare se ogni mattino
indossa il colore del dolore.

La celebre poesia di Adnan Youssef e altri suoi versi sono stati utilizzati come slogan che si sono incrociati in occasione di forti proteste durante diversi momenti della storia turca.
Nel contempo, il titolo della poesia dà il nome ad un film documentario sulla Resistenza di Gezi del 2013, realizzato da Reyant Tuvi, la cui censura al Festival del film di Antalya nell’ottobre 2015, ha provocato il boicottaggio da parte di 150 cineasti.

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Fin quando il viso della Terra non sarà il viso dell’Amore!

La vita era senza amore e frantumata,
nella nobiltà di un impegno morale che avevo trovato.
Ti ho amata nella bellezza di una lotta.
Non è finita, continua questa lotta
e proseguirà
fin quando il viso della Terra non sarà il viso dell’Amore!

Tutti i maestri di Vita avevano detto «amore»:
Amate una bellezza con amore
e siate capaci di battervi per questa bellezza.
Ecco sul tuo viso fiori di mandorle,
nei tuoi capelli, la terra che sorride e anche la primavera.
Se tu sei la lotta in cui ti ho amata
tu sarai la bellezza stessa di questa lotta.

Nella nobiltà di un impegno morale ti ho trovata,
Ti ho amato nella bellezza di una lotta.
Hanno tagliato mille volte i nostri giovani germogli
Li hanno frantumati mille volte.
Ma noi, noi siamo ancora in fiore e saremo ancora frutta.
Hanno affogato mille volte il tempo con la paura
Hanno ucciso mille volte
Ma noi, noi nasceremo ancora e ancora, e gioiremo
Non è finita, questa lotta continua
e proseguirà
fin quando il viso della Terra non sarà il viso dell’Amore!

Per quanti fiumi abbiamo attraversato,
i nostri piedi sono divenuti di acqua
le nostre mani, mani di roccia e di terra.
Noi ci moltiplicavamo nei giorni assetati di pioggia
noi stavamo in piedi cerimoniosamente sulle vostre torri
cantavamo canti di una musica sola,
con una voce sola e con lo stesso cuore
noi che dipingevamo i monti di viola
con la nostra gioventù non ancora saccheggiata.

Né la tristezza dei morti nella sera
né la gioia delle nascite all’alba
oh Natura, che crei becchini con una mano
e con l’altra mandi rapidamente levatrici
Il nostro appello è solo per te
noi viviamo come possiamo la tua bellezza
ma non è finita, questa lotta continua
e proseguirà
fin quando il viso della Terra non sarà il viso dell’Amore!

I palazzi, i regni si sgretolano
il sangue tace per un giorno intero
la persecuzione finisce.
le violette sbocciano su di noi
il lilla ride
rimarranno domani solo coloro
che oggi marciano verso domani
e coloro che resisteranno perché ci sia il giorno dopo

Le poesie sono muri su cui si può sbocciare
i sentimenti muri su cui piove
e il cuore
è alto sulle cime inaccessibili dei sogni
Oh coloro che dicono che tutto è finito
coloro che si nutrono della rassegnazione, seduti al tavolo della Paura.
né i fiori nelle praterie
né l’ira crescente delle città
hanno detto addio, ancora.
ma non è finita, continua questa lotta
e proseguirà
fin quando il viso della Terra non sarà il viso dell’Amore!

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Se la sua più celebre poesia s’intitola “Fin quando il viso della Terra non sarà il viso dell’amore!”, non è un caso. Riscopriamo Adnan Yücel, un poeta che dimostra che ogni poesia d’amore è un elogio alla rivoluzione…

Nato nel 1953 nel villaggio di Dilek d’Elazığ, ha studiato Lingua e Letteratura turca nell’Istituto di Educazione di Diyarbakir. In seguito, ha studiato alla facoltà di Belle Arti dell’università di Ankara. Ha seguito un master su “Il movimento Garip* nella poesia turca”. È stato insegnante in diversi licei di Ankara e, a partire dal 1987, all’università di Çukurova. È morto di cancro il 24 luglio del 2002.
Le sue poesie e i suoi testi sono stati pubblicati in giornali e riviste letterarie e culturali come Yapit, Petek, Yeni Olgu, Somut ,Türkiye Yazilari. Yazko Edebiyat, Anadolu Ekini, Dönemeç, Artı Oluşum, Edebiyat 81, Evrensel Kültür,Söylem, Sanat Emeği.

*Movimento Garip: tendenza poetica che si collocò ai margini della poesia impegnata di Hikmet, messa al bando dopo la sua partenza per l’esilio, e che attaccò ogni genere di stereotipo a partire dagli anni ’40. Orhan Veli, Oktay Rifat e Melih Cevdet Anday furono i precursori di questo movimento poetico battezzato « Garip » (Bizzarro).
Sfiorando talvolta il Surrealismo, Garip è stato una reazione contro la poesia del Diwan e la poesia del XIX secolo. Di fatto, questo movimento rinunciò ad ogni immagine metaforica, provando ad esprimere, nella loro realtà intrinseca, i problemi sociali di un paese in via di sviluppo.

(Traduzione di Enzina Sirianni)

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