Nella città dolente

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LAURA BLENGINO

“Per me si va ne la città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.”
Dante Alighieri

Il rosso era un forte richiamo. Non potevo resistere.
Così mi avvicinai. Come facevano gli altri. Eravamo topi in trappola, senza saperlo.
Più mi avvicinavo più era cocente.
Dall’alto scendevano fiocchi di neve, gelati. Strano contrasto.
Fiamme mi avvolgevano tutto, anche gli occhi.
Brividi mi scuotevano. E poi faceva dannatamente caldo.
Il respiro si faceva affannoso.
Però come resistere a quel palazzo scintillante, così sontuoso, arricchito da pietre preziose. Tutto quel bagliore mi affascinava.
Ma era come abbracciare il Sole. Come essere Icaro.
Caldo, caldo, e ancora caldo. Rovente. E niente acqua da bere.
Tutto fuori di me, era così dannatamente bello.
I colori, la musica dolce come ninna nanna, le forme del palazzo, il chiacchiericcio della gente, perfino la camminata così accalcata. Questa curiosità di sapere dove terminava il percorso era morbosa.
Dopo ore di camminata fui giunta. E non mi piaceva la fine.
Un essere con parvenze umane ci fissava. Con compiacimento. Con corna sulla testa e ali sulle scapole, spalancate.
La lingua era fuori dalla bocca e si stava leccando le labbra.
Era ora di cena. E noi eravamo il suo succulento pasto.
E noi eravamo dannati: carne da macello.

Foto: Laura Blengino