Galway Tribal Diaspora Project

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La diaspora di Galway, come tutte le emigrazioni, tocca varie località per diverse ragioni…lavoro, avventura, viaggi. Per Frances Fahy da Corrandulla la ragione è stata il grande amore. Da oltre quarant’anni è felicemente sposata con Renzo e si gode tutto quello che la Calabria, sulla punta dello stivale, ha da offrire.

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Sono la sesta di otto figli e uno dei miei vanti da bambina era che fossi la prima nata in ospedale, il 4 marzo 1952, mentre gli altri erano nati in casa! Abbiamo vissuto in una fattoria di Corrandulla fino al 1962. I miei ricordi d’infanzia sono piacevoli e probabilmente selezionati. Non sapevamo che la vita in fattoria fosse dura poiché era l’unica che conoscevamo. Ricordo le visite ai parenti a Liss, Headford, Tuam, Galway, posti che sembravano proprio lontanissimi. Questo finché non ci trasferimmo nel “Meath delle praterie” come componenti della vasta delocalizzazione della popolazione rurale irlandese. La Land Commission reclamava le grandi proprietà e le frazionava in minuscoli appezzamenti. Io venni sradicata e inserita da una quarta classe in una scuola femminile in cui si parlava irlandese quanto inglese a una scuola mista di Kilcloon. Ricordo che mi sentivo come atterrata su un pianeta totalmente sconosciuto… i bambini immigrati erano considerati un po’… diversi… e la nostra pronuncia della lingua irlandese era considerata strana.

Ritorno a casa.

Due anni dopo vinsi una borsa di studio e tornai, stavolta come convittrice, in un’altra scuola di Galway, il Presentation Convent di Oranmore (dove stava mia sorella Bridie), per completare il mio corso di studi. All’epoca eravamo nel Meath da troppo poco tempo, quindi tornare a Galway fu in un certo senso tornare a “casa”. Stare in un convitto così lontano dalla mia nuova casa significava pochissime visite. Ricordo che invidiavo le ragazze della zona che vedevano i genitori quasi ogni domenica. Ad ogni modo, i miei genitori si tenevano in contatto con entrambe le loro famiglie e Oranmore e un salto dalle “ragazze” erano una sorpresa frequente. Quando Bridie concluse i suoi studi io mi ero ambientata davvero bene e la vita scolastica mi piaceva moltissimo. Facevo parte della squadra di camogie, il che significava andare in visita in altre scuole. Solo più tardi  si comprendono le implicazioni delle esibizioni durante le visite alla scuola delle carovane politiche che facevano campagna elettorale! Aver conosciuto Jack Lynch e aver dimostrato la mia abilità nello smarcarmi da 30 metri fu, per me, il massimo e anche il suo “mi raccomando, di’ ai tuoi genitori che sei davvero in gamba. Parola mia!”. Mi resi conto dopo che i miei fratelli più piccoli che frequentavano le Superiori a Kilcock, vicino casa, si erano integrati molto più rapidamente di me che non facevo parte della giovane popolazione locale. Mischiarmi con loro solo durante le vacanze era un’impresa.

Più avanti, verso Maynooth per la laurea e l’abilitazione, poi un anno a insegnare inglese, irlandese e francese al Convent of Mercy di Trim. Nel frattempo mi ero innamorata follemente di Renzo Calabria (che, guarda caso, proveniva dalla Calabria) che avevo conosciuto a Losanna, in Svizzera, al corso di francese. Ci siamo scritti e telefonati per un anno circa organizzando i nostri incontri futuri! Abbiamo fatto su e giù finché è stato possibile; poi io ho preso la storica decisione di lasciare il lavoro, sposarmi nel 1975 e trasferirmi in Calabria.

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La Terra delle fate.

Non è facile riassumere le mie reazioni quando giunsi in Calabria la prima volta! Il paese era solo un dettaglio geografico allora, il posto in cui viveva quell’uomo fantastico. Calabria, Cambogia, Carrantuohill… credo non avrebbe fatto nessuna differenza! Quello che contava davvero era stare insieme. Arrivai il 23 giugno e le temperature medie serali si aggiravano sui 30 gradi. Il primo impatto con quel caldo intenso mi è sempre rimasto impresso. Gizzeria, dove abitava la famiglia di Renzo, è un paesino di montagna da cartolina e la sera del mio arrivo era la vigilia di San Giovanni Battista, patrono di Gizzeria, per cui l’intero paese era decorato di luci, bancarelle, giostre, musica, canti e balli. Mi sembrava di essere nel Paese delle fate. Ne ero incantata! Parlavo pochissimo italiano, ma le persone erano così gentili e si sforzavano di comunicare in inglese e francese. È stato davvero speciale. Renzo quella stessa estate venne in Irlanda e la trovò altrettanto incantevole. Sono 40 anni e più che continuiamo ad amare la vita e la compagnia reciproca. Le visite non ci bastano mai! Abbiamo tre figli: Leo, Sergio e Mary, e quattro nipoti. Fino a quando non hanno compiuto 17-18 anni e non hanno iniziato a viaggiare soli, l’Irlanda è stata la loro meta estiva. Meath come punto d’appoggio era scontata e viaggiavamo molto. I ragazzi erano sempre sorpresi di conoscere cugini diversi ogni volta che andavamo a Galway. Sono  cresciuti bilingue e si sentono a loro agio nell’essere per metà irlandesi. Sergio si è trasferito in Irlanda a studiare e da oltre 10 anni vive a Dublino. Lui e sua moglie Anne hanno due bambini ora, e io ho legami non solo col passato ma anche col futuro. A breve lasceremo io l’insegnamento e Renzo il suo studio. Abbiamo ancora un po’ di posti da visitare ma credo che resteremo ancorati all’Europa. C’è ancora abbastanza in questo meraviglioso continente per tenerci in movimento.

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Calabria

Non credo ci sia un vero stile di vita “italiano” in Calabria; l’identità regionale è molto forte. La Calabria è considerata una delle regioni povere dell’U.E. e quindi ottiene molti fondi per commercio, infrastrutture, rete di trasporti, scuole, ecc. Non gode di una buona reputazione neanche tra i molti italiani che forse non l’hanno neanche visitata. Gli stereotipi di “poveracci” e “arretrati” sarebbero troppo difficili da spiegare, ma è un peso che la gente si porta dietro. I miei studenti a volte si chiedono: “Come si potrebbe scegliere di vivere in Calabria?”. Io gli chiedo dove sono stati per fare il paragone e cerco di inculcargli un’identità più positiva. Detto ciò, le persone che scoprono la Calabria la trovano affascinante. Montagne, mare, panorami, rovine greche e romane, cibo fantastico e naturalmente vino, gente accogliente, grandi alberghi emergono tra le cose che amo, e io amo il mio lavoro di insegnante di inglese in cui posso constatare che il mio operato fa davvero la differenza. Comunque, le donne in Italia usano sempre il loro nome da nubile nelle occasioni ufficiali e così io sono la Prof. Fahy, pronunciato in vari modi! E io, per prima, ringrazio Ryanair per aver scelto Lamezia Terme, dove vivo, come una delle destinazioni italiane principali. Questo ha fatto davvero la differenza. Porto gli studenti delle superiori in Irlanda da svariati anni e Galway è un “must” nel nostro programma. Così riesco a fare una visita almeno ogni due anni. Siamo stati al Kinlay Hostel su Eyre Square. Come la maggior parte della gente che confronta la città con quella dei nostri ricordi io trovo Galway davvero un po’ inquietante ora, specialmente come meta per studenti stranieri. Spero solo che l’equilibrio non si spezzi perché il fascino, una volta perso, è difficile da recuperare. Quando vado a Galway e mi immergo nella musicalità degli accenti e delle locuzioni locali, in quella rilassata gentilezza di tutta la gente, soprattutto nelle zone rurali, mi sento grata che quel luogo mi appartiene ancora, anche se solo indirettamente. Sono stata a origliare le conversazioni nei pub in Connemara solo per ascoltare due uomini parlare in gaelico!

Amo scrivere e ho scritto due romanzi ambientati a Galway: The Law of the Land e Trà Salach. Non sono riuscita a farli pubblicare, ma…chissà…ci riproverò. Magari questo è il collegamento che aspettava proprio me!

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Il capitolo “Galway” è basilare nella vita di tutti i miei fratelli. Ognuno di noi lo alimenta a modo suo e  ci unisce tutti. Ad esempio, mia madre lavorava nella GBC e nessuno di noi passa mai di là senza un omaggio alla sua memoria.

http://galwaytribaldiaspora.ie/frances.html

Traduzione di Giuliana Manfredi

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