Primo cantautore postumo ancora in vita

Marco Ongaro tra musica e letteratura

Uno
Un anno meno di me

Sembra facile a dirsi
Più difficile a farsi
Mentre il treno della vita procede
Gruppi di terroristi
E conventi di frati
Suggeriscono i loro “si deve”
Se mi guardo allo specchio
Vedo un uomo più vecchio
Che si chiede che cosa ha concluso
La carrozza sobbalza
E anche qui nella stanza
Sento odore di numero chiuso

Bin Laden ha un anno meno di me
Osama Bin Laden ha un anno meno di me

Nelle guerre si spara
Nelle borse si spera
Perché il reddito è sempre importante
Ma l’uranio arricchito
Anche un po’ impoverito
Avvelena comunque la gente
Dea Calipso o Circe
O Penelope triste
I nessuno son tutti partiti
Renitenti o sicari
Volontari o pentiti
Hanno addosso uniformi vestiti

Bin Laden ha un anno meno di me
Osama Bin Laden ha un anno meno di me

due

Esplosioni nucleari a Los Alamos

Ci passò John Ford
Con tutta la sua troupe
E ci passò John Wayne
Sprizzando vita e whisky da ogni poro
E ci passò Clark Gable
Con Marilyn Monroe
Ed altri illusi che
Riducevano il loro numero di Marlboro
E l’aria era calda
Frizzante e cristallina
Ma chi l’avrebbe detto
ch’era la stessa aria di Hiroshima

Ci passò una bionda
Su di una chevrolet
Col suo amante nuovo
In cerca di un motel a buon mercato
Un’intera famiglia
Di turisti del Wyoming
Il figlio con la fionda
La figlia con mutandine di bucato
E c’era un cielo azzurro
Mai veduto prima
Ma chi l’avrebbe detto
ch’era lo stesso cielo di Hiroshima

Il cappello di Oppenheimer
Cresceva come un fungo
Lontano sullo sfondo
Della noia
E Fermi era già morto
E il tempo ancora lungo
Prima che s’imprecasse
Al mondo boia

John Waiyne si operò
Così fece John Ford
Invece Marilyn Monroe
Nascose la sua faccia tra i capelli
Così non seppe mai
Che cosa vuole dire
Vivere e morire
Col brivido delle cellule ribelli
Svegliarsi nella notte
Andarsene in cucina
Scaldarsi un po’ di latte
Lo stesso latte di Hiroshima

tre
Dio è altrove

L’ultima volta fu visto in Polonia
Era seduto che si riposava
E chi lo vide non ebbe vergogna
Di domandargli che cosa faceva

la sua immagine la sua somiglianza
Nella ferita aperta sul fianco
“Tu non immagine quanta pazienza
Tu non immagini quanto sia stanco”

Dio è altrove
Niente desideri
Da troppo lontano
Devono venire
I suoi messaggeri
Una costellazione
Di un altro universo
Coordinate nuove
Pianeta disperso
Dio è altrove
Le calamità
Autogestite
Dell’umanità
Dimenticate
Nella libertà

Dio è altrove
Chi lo vede nel sole
Chi lo sente se piove
Non si senta solo
Nessun uccello
Ha mai preso il volo
Senza un fratello
Se Dio è altrove
E non sai davvero
Su chi contare
Conta su di te
Conta su di me
Non ti lamentare

Ciò che si crede davvero importante
Veduto all’ombra di un sole minore
Può risultare un po’ deprimente
Se lo si guarda da molte ore

E se ti credi davvero innocente
Una pedina e chissà chi ti muove
Non c’è nessuno del tutto innocente
Cammina alzati che Dio è altrove

Dio è altrove
E le trasmissioni
Sono interrotte
Le registrazioni
Perse nella notte
Non siamo orfani
Dio non è morto
Solo abbandonati
Senza ricordo
Diseredati
Sepolti nella neve
Quasi congelati
E Dio non si vede
E Dio non si vede

quattro

Quando e come si è avvicinato alla musica come espressione artistica?
A 13 anni suonavo il basso elettrico, per modo di dire. A 14 anni cominciai a suonare la chitarra, come tutti. In un mese chiunque nel quartiere si era messo a suonare, facevamo session comuni e piccole sfide a chi imparava prima i barré. Fui il primo ad avventurarmi nella composizione di canzoni. Lo feci per supplire alla scarsità di accordi a disposizione, non conoscendone abbastanza per eseguire canzoni altrui, ne produssi di mie che potessero avere un senso compiuto. In verità seguivo il mio talento senza saperlo, che era principalmente quello di scrivere testi. La musica per me è sempre stato un veicolo per le parole.

cinque

Quali suggestioni musicali e/o riferimenti letterari confluiscono nella sua produzione musicale e testuale?
Nelle canzoni, Bob Dylan ebbe un ruolo illuminante, e con lui tutta la poesia da cui aveva attinto: Whitman, Rimbaud. Cui aggiunsi echi di Pavese e Pasolini.
Quando scrivo libretti d’opera direi che Da Ponte è la mia massima ispirazione formale. Adoro questa forma d’espressione perché mi permette di fare teatro e canzone ad un tempo e di scrivere in rima e metrica come si usa ormai solo nei musical.
Ora in ciò che scrivo entra tutto, anche perché scrivo tutto. Le canzoni sono divenute espressioni marginali. Il teatro con Shakespeare (Shakespeariana è il titolo di un disco scritto per Giuliana Bergamaschi, tutto ispirato a eroine shakespeariane), Cocteau, tragedie greche e l’immancabile Nietzsche. L’ironia rimane la figura retorica favorita, anche nei momenti più commossi di partecipazione alle miserie umane. Per la prosa mi piace indagare la vita delle persone in saggi biografici, il romanzo delle vite si rivela nelle loro opere, appare improvviso e urgente.

sei

Breve biografia
Nato a Verona il 26 luglio 1956 Marco Ongaro inizia la sua carriera come autore-cantante-musicista dalla metà degli anni Settanta, Nel 1987 con l’album AI che comprende brani come Cuore di vipera, Grand hotel, Storica avversione, Pianeta terra riceve la Targa Tenco alla “Rassegna della canzone d’autore”, creata da Amilcare Rambaldi in memoria di Luigi Tenco, per la miglior opera prima.
Segue nel 1990 Sono bello dentro nel quale si trova la canzone Artista moribondo, brano dedicato a Piero Ciampi,
Prosegue poi il lavoro indirizzandosi anche verso altri piani creativi tra cui la scrittura di poesie, racconti, testi teatrali e libretti per opera ed altro ancora.
Come drammaturgo si distingue per la realizzazione de L’alba delle libertà, riflessione teatrale sulla Costituzione per l’Università degli Studi di Verona, che gli valse la Medaglia della Presidenza della Repubblica. In questo lavoro tra l’altro troviamo i seguenti brani musicali: Per la libertà, Costi quel che costi, Se mi vuoi cambiare
Nella sua eclettica produzione, i saggi biografici su Kiki de Montparnasse e Niki de Saint Phalle si collocano in un limbo creativo sospeso tra le autoqualifiche di “primo cantautore postumo ancora in vita” e di “ultimo librettista tra i non morti”.