La casa degli autori: l’editore Autori Riuniti

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LORENZO BARBERIS

In questi giorni, a Torino, è nata una nuova casa editrice, Autori Riuniti, che si propone di porsi come editore di autori e per gli autori. Un esperimento di co-working e networking decisamente interessante e innovativo, che può porsi come risposta di qualità alla attuale crisi di trasformazione dell’editoria, incalzata dal costante ciclone dell’informatica. Vedremo e valuteremo, qui su Margutte, le proposte concrete dell’editrice, che si annunciano molto interessanti; per intanto, abbiamo voluto intervistare il gruppo collettivo di “autoRIuniti” per capire meglio la loro concezione editoriale. Il risultato è questa intervista ad Andrea Roccioletti, a nostro avviso molto stimolante. Per saperne di più, il sito dell’editrice è qui:  http://www.autori-riuniti.it/.

Fondare una casa editrice è, indubbiamente, una scelta coraggiosa. Com’è nata l’idea di questa avventura?

Il primo passo per intraprendere qualsiasi iniziativa è la visione. Più la tua visione è chiara ed onesta, e più potrai formulare progetti efficaci. L’idea di questa casa editrice è maturata nel corso del tempo, si è modificata fino a raggiungere la forma attuale. Siamo sicuri che cambierà ancora, per stare al passo con il naturale corso delle cose: non solo un mercato in costante cambiamento ma anche modelli culturali – quelli legati alla lettura, e ancor prima al modo di “fare scrittura” – che possono prendere pieghe evolutive inaspettate. Noi vogliamo indagare e dare spazio a queste nuove pieghe evolutive. Oggi più che mai noi crediamo che sia necessario aprire una casa editrice, anche e soprattutto perché impresa ardua: quando mai la cultura è stata comoda?

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Autori Riuniti nasce come casa editrice costituita “da autori per gli autori”, stando al primo punto del vostro manifesto. Cosa comporta questa “rivoluzione copernicana” editoriale?

Autori Riuniti si fa forte dei modelli culturali attuali, ma propone una formula assolutamente innovativa, un impegno partecipativo per i suoi autori: infatti sono gli autori stessi a lavorare all’editing dei testi che vengono pubblicati dalla casa editrice, con l’ovvio divieto per un autore di editare un proprio lavoro. Non vogliamo operazioni di cosmesi editoriale a causa della quali molta della letteratura odierna diventa decorativa, se non addirittura meramente commerciale. L’editing di un altro autore su un testo è un percorso accidentato e difficile. Da questa operazione, alle volte conflittuale, possono nascere spunti interessantissimi. Vogliamo pubblicare un libro perché è necessario, perché quel romanzo potrebbe apportare qualcosa alla realtà, e non solo per seguire una moda, una scia già tracciata di narrativa che si replica solo per svuotare un certo segmento di mercato dei suoi soldi. Un libro dovrebbe accompagnarti – dolcemente, magari, ma con tenacia – fuori dalla tua area di comfort, non seppellirti vivo in quello che già sai e che già sei.

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Simmetricamente, uno degli ultimi punti prevede anche un coinvolgimento attivo del lettore. Un tema interessante, che mi ricorda – proposto qui in forma necessariamente più sintetica – il “Libretto Rosa” dei Lettori proposto alcuni anni fa da Finzioni Magazine. Come intendete articolare tale coinvolgimento?

Chi può negare che il tempo sia il nostro bene più prezioso? Ed è prezioso anche il tempo dei lettori. Possiamo vederli semplicemente come acquirenti con un orientamento culturale, oppure come parte attiva di un processo culturale. La lettura non è un’azione passiva. Ha conseguenze nel mondo reale, quando un lettore racconta ad un altro lettore, quando un lettore cerca di avere un contatto con l’autore del libro che ha letto. Noi vogliamo favorire in ogni modo questo contatto, questo dialogo. Le presentazioni, i corsi di scrittura, tutte le iniziative della casa editrice sono volte in questa direzione. Vogliamo essere circondati dai nostri lettori, vogliamo dare loro il nostro numero di cellulare. La filiera culturale non ha il suo punto di arrivo al momento dell’uscita del libro in libreria, bensì si rinnova dello sguardo, dei commenti, delle interpretazioni dei lettori. Questa è la vera ricchezza, è il luogo dove avviene l’evento culturale, dove si completa.

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Per ora, troviamo due collane sul vostro sito: i Nasi Lunghi e le Gambe Corte. Di che trattano, e perché la citazione dell’amato Carlo Lorenzini?

Una tratta narrativa, l’altra saggistica – ma è necessario fare un distinguo. Le classificazioni odierne (non solo della letteratura) traballano al confronto con il contemporaneo, i confini tra le varie categorie sono sfumati, si compenetrano, mutano ogni giorno. Possiamo fare esempi di saggi che si leggono come romanzi, di romanzi che divulgano informazioni più di saggi, di nuove realtà letterarie ancora senza un nome preciso. E che dire delle nuove forme di scrittura, dei supporti digitali, della questione legata alla carta alla prova con il transmediale? E’ un campo di ricerca molto interessante, ed è lì che avviene il contemporaneo, quello che in qualche modo condiziona le nostre vite. Si può subire passivamente questo processo, oppure studiarlo, e prendere delle decisioni. La citazione dell’amatissimo Carlo Lorenzini è perfetta: sia per forma che per contenuto. La narrativa è fiction, ma fino a che punto? E che dire del fatto che Collodi avrebbe fatto terminare il suo romanzo prima, se non fosse stato per le richieste dei suoi lettori di dare un proseguo alla storia di Pinocchio, e non concluderla là dove aveva previsto in un primo tempo? E’ un esempio lampante di come la lettura, e il ruolo del lettore, non sia solo passivo. In un certo senso – considerando che è il pubblico che fa vivere oppure condanna un libro – possiamo dire che la letteratura la fanno i lettori, non gli scrittori. Vogliamo fare in modo che i lettori ne siano consapevoli pienamente.

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E per concludere, una domanda classica: quali sono i vostri progetti futuri (di cui non mancheremo di dare conto qui su Margutte)?

Innumerevoli, e ne daremo comunicazione un poco alla volta, in questo cammino tutto da scoprire ma con alcuni punti fermi, di cui abbiamo parlato qui sopra. A giugno usciranno “La distrazione di Dio” di Alessio Cuffaro e un’antologia di racconti di vari autori (Zardi, Voltolini, Riba, Morozzi, Morandini, D’Agostino, Greco, De Benedetti, Casseri, Bolognesi) che è anche un manuale di scrittura e di lettura, intitolato “Questo libro si può anche leggere”; a settembre “La vita va avanti” di Vito Ferro, “Il nome dell’isola” di Fabio Greco (finalista al premio Calvino), e “Diranno di me” del sottoscritto. Ogni uscita sarà accompagnata da iniziative specifiche nelle librerie indipendenti e di catena. Abbiamo già altri progetti editoriali in cantiere, ma aspettiamo i manoscritti di quanti si riconoscono nello spirito della casa editrice – che in parte è nostra, in parte di quanti vorranno dare il loro contributo con la loro partecipazione. Ad un certo punto della vita bisogna avere il coraggio di lasciare aperta la porta.