La donna nella pittura monregalese

arte

LORENZO BARBERIS

“La donna nella pittura monregalese” è il titolo della bella mostra inaugurata dalla Fidapa di Mondovì in occasione della giornata della donna del 2016, presso le consuete sale dell’Antico Palazzo di Città, che hanno ospitato anche le precedenti esposizioni organizzate dall’associazione dell’intrapresa femminile e dedicate alla pittura monregalese al femminile.

Se però nelle occasioni precedenti si erano omaggiati nomi storici della pittura al femminile monregalese, questa volta si è voluto creare un percorso sulla donna non come autrice, ma come soggetto dell’arte monregalese, unendo in questo caso pittori e pittrici che hanno interpretato questo tema.

Si comincia così con i primi nomi della pittura “borghese” monregalese, pittori dell’Ottocento, ovviamente nomi maschili, come era in prevalenza nella pittura dell’epoca.

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Volendo, si potrebbe ipotizzare una estensione anche ancora più “a rebours”, andando a cogliere la donna fin dagli inizi della tradizione pittorica monregalese, che inizia con la scuola gotica di fine ’300 – inizio ’400.

Non stupirebbe quindi qui cogliere una donna che è o angelica (le molte, delicate, Madonne, e le numerose altre Sante) o demoniaca (la Sinagoga di Satana personificata in Santa Croce, la Lussuria nella Cavalcata dei Vizi di San Fiorenzo a Bastia Mondovì), esattamente come nell’immaginario di quel periodo storico e culturale.

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Nell’assenza di un Rinascimento in Piemonte (un rifiuto più che un ritardo culturale, come analizzato dal Ranieri e altri studiosi), una svolta radicale interviene col ’600 barocco e con una presenza come Andrea Pozzo, maestro dell’arte gesuitica illusionistica che proprio a Mondovì muove i primi passi di quell’arte che porterà poi nelle capitali dell’ordine.

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Alla bellezza dell’Europa (donna simbolica non più colta nella dicotomia buona/cattiva, ma “in sé”) affiancherà anche le figurazioni di Asia, America e Africa: se le prime due sono effigiate di fatto come occidentali (per l’America, credo, anche per la carenza di riferimenti dell’autore), l’Africa mostra il tema della bellezza della donna nera, che anche il barocco poetico iniziava a cantare.

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In Sant’Ignazio a Roma, una delle sue opere maggiori, vent’anni dopo effigerà anche Asia e America con un corrispettivo etnicamente corretto.

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Nel ’700 citerei solo la Madonna tiepolesca di Mattia Bortoloni per la cupola del Santuario di Vicoforte, da lui completato assieme al Felice Biella e a Giuseppe Galli da Bibbiena, nomi “minori” forse, ma internazionali, della pittura del periodo.

Una Madonna, certo, tema non nuovo (e in continuità con la Madonna del Segurano Cigna, del ’400 gotico locale, che si trova al centro e all’origine del Santuario), ma sviluppato con sensibilità nuova, nella posa signorilmente trionfale, con un sorriso aristocratico e il capo, singolarmente, svelato (è una delle rare figurazioni della Madonna senza il velo che io conosca).

G_B_ Quadrone, Il compagno fedele, 1881, coll_ privata

La mostra, come detto, si incentra sull’Ottocento: si parte da Giovanni Comandù (1758-1821), ancora a cavallo tra ’700 e ’800, e prosegue col massone Andrea Vigna (1824-1893), ormai nel pieno del XIX secolo: si tratta in ambo i casi di ritratti di donne borghesi, colte con elegante precisione. Un primo ritratto di fanciulla è quello di Giacomo Ingegnatti, almeno tra i dipinti presenti in mostra.

Ben più significativi sono però gli studi di Gian Battista Quadrone (vedi immagine sopra), che indaga la figura femminile nei suoi dipinti con grandissima attenzione alle varie età, condizioni sociali, sfumature psicologiche. Di Quadrone – forse il grande sottovalutato dell’arte italiana dell’Ottocento – si potrebbe e dovrebbe intessere uno studio dettagliato dedicato alle modalità di figurazione femminile, che restituirebbe, credo, una grande modernità e finezza nella percezione: ma non è possibile nell’arco di questa breve recensione.

Notevole anche il lavoro di Nino Fracchia, da cui è tratta l’allegoria della pittura che fa da locandina alla mostra (vedi copertina del post). Le allegorie di Fracchia (non prive di influssi del grande Andrea Pozzo, tra l’altro) sono spesso sensuali figure femminili, come al Circolo di Lettura di Mondovì, di cui ho parlato qui su Margutte.

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Anche i caricaturisti ottocenteschi monregalesi (tra i principali di quel Piemonte sabaudo alla conquista dell’Italia…) si dedicheranno alla rappresentazione della donna della Belle Epoque, di cui coglieranno, come loro specifico, la sospensione tra un mondo tradizionale e il progresso, talvolta satireggiando, talvolta con uno sguardo implicitamente ammirato per quella nuova femminilità sicura di sé. Giorgio Ansaldi, in arte Dalsani, è forse il primo interprete di tale evoluzione (a livello non solo monregalese), ma anche nelle opere del garessino (per parte di madre) Eugenio Colmo, in arte Golia, tratta talvolta tale tema.

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Una sorpresa, tra le opere in mostra, sono i ritratti femminili dello scultore Mario Malfatti, vezzosi e raffinatissimi, mentre Letizia Borgna è forse la prima donna del “canone monregalese” a dedicarsi a tale tema (una decana come Lina Garitta, ad esempio, non ha mai approfondito il tema del ritratto, ma solo il paesaggio).

Lo studio della donna, con notevole studio dei modelli della classicità greca, riletti tramite la sensibilità delle avanguardie storiche moderne, appare poi nella grande coppia artistica della Mondovì degli anni ’50: Ego Bianchi e sua moglie Dada Rolandone Bianchi: le figure cubiste di lui, quelle delicatissime e quasi orientali, in alcuni tratti, di lei, costituiscono un momento prezioso di tale percorso sul femminile.

Tra le autrici contemporanee della città, quasi tutte hanno toccato, in modo più o meno centrale, il tema del ritratto: per limitarci ai nomi inseriti nella rassegna, le artiste socie della Fidapa, Angela Bacchiarello, Mietta Benassi, Lucia Curti, Paola Meineri Gazzola, Carla Ghisolfi, Brunetta Ellena e Gabriella Malfatti hanno offerto, ognuna a suo modo, uno studio personale sulla figurazione femminile, che continua questa tradizione monregalese che abbiamo qui tratteggiato, e che la mostra dell’8 marzo della Fidapa ha sintetizzato con efficacia.

Molti altri, naturalmente, sarebbero i nomi da citare, ma la mostra, naturalmente, non ha pretese di esaustività. Mi permetto due personali integrazioni (molto altro si potrebbe aggiungere): una autrice come Cinzia Ghigliano, prima donna premiata con lo Yellow Kid nel 1976, l’Oscar italiano del fumetto, è monregalese, e alla figura femminile ha dedicato uno studio accurato come fumettista, illustratrice, pittrice (di cui Margutte ha dato doverosa documentazione in questi anni).

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L’altro nome che mi piace citare è quello di Titti Garelli, nome di caratura perlomeno nazionale ospite a Mondovì nell’ambito del progetto CuNeoGotico, che mi aveva consultato nel realizzare la sua “Regina Monregalese”, e che aveva colto (interpretandolo magistralmente) il mio suggerimento di ispirarsi alla seminale immagine femminile della Lussuria nella Camminata dei Vizi di San Fiorenzo. Ecco quindi che con quest’immagine “circolare” voglio chiudere questa riflessione suscitata dalla bella mostra della Fidapa, purtroppo di breve durata, ma ancora visitabile fino a questa domenica 13 marzo 2016.