L’Arte di Silvia Perrone

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LORENZO BARBERIS

Silvia Perrone (Torino, 1976) è una giovane pittrice emersa di recente sulla scena piemontese.
Dopo una formazione universitaria in ambito economico, Silvia si avvicina al mondo dell’arte tramite un lungo percorso di pittura su ceramica, per poi approdare in tempi più recenti alla pittura ad olio.

La sua attività espositiva inizia nel 2013, con mostre nel torinese ma anche a Roma e Firenze, e prosegue negli anni seguenti con presenze, fra le molte altre, anche a Udine, Perugia, Carrara (vedi a tale proposito http://silviaperrone.jimdo.com/esposizioni-exhibitions/).

Non mancano presenze anche nel cuneese, con mostre a Savigliano e Ceva.

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Nella sua attività artistica Silvia ha toccato vari ambiti dell’attività pittorica, ma il tema che appare assolutamente centrale nella sua produzione è quella del ritratto femminile.

Questo elemento emerge anche nella ricezione critica del suo lavoro (vedi http://silviaperrone.jimdo.com/recensioni/): Andrea Domenico Taricco parla ad esempio di “muse galattiche”, Carmine Graziano di “Dee scese dall’Olimpo”. Nei vari recensori viene quindi percepita correttamente questa ieraticità della figura femminile, figura colta come assoluta, archetipa, quasi divinizzata appunto.

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Un elemento però che mi ha colpito, e su cui intendo soffermarmi in particolare in questa recensione, è l’uso particolare del linguaggio del corpo, che la stessa pittrice ha confermato in una nostra recente intervista.

Già nella mostra di Itinerarte 2015, a Savigliano, dove per la prima volta mi è capitato di apprezzare il lavoro di Silvia (vedi  http://www.margutte.com/?p=10763), avevo notato una interessante sottolineatura del tema dell’occhio. Scrivevo:

“…si denota come particolarità la sottolineatura dell’Occhio della protagonista ritratta, sempre messo in evidenza.Un tratto, per chi è interessato dal simbolismo ermetico, che diviene un rimando all’Occhio di Horus (o forse qui, maggiormente, all’Occhio di Iside…) come segno di conoscenza sapienziale che, anche in modo inconsapevole, aumenta il fascino delle misteriose donne presentate.”

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Come si vede infatti nei due dipinti sopra presentati, l’Occhio della donna viene ritagliato con un gesto elegante delle dita laccate della donna stessa, inscrivendo l’occhio in un triangolo, in modo più o meno accentuato. Una posa che rimanda a quella assunta da molteplici popstar per far riferimento, anche ironico o scherzoso, alla filosofia degli Illuminati. Un esempio può essere quello di Lady Gaga, che più di tutte recentemente ha giocato su questo simbolismo dal suo apparire sulla scena mondiale nel 2009; ma la cosa è estremamente diffusa.

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(Lady Gaga)

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Il tema dell’Occhio appare evocato, nell’arte di Silvia, anche in altri modi. Ad esempio, frequente è l’uso di un cappello ad ampie falde, altro elemento che rimanda alla sensualità e al mistero di una Dark Lady, come in quest’immagine dove vediamo anche sottolineata, con sensualità, la bocca della donna.

Ovviamente, questa sottolineatura del volto femminile assume una valenza sottilmente erotica, efficace proprio nell’evitare una eccessiva caricaturalità. Come ha colto correttamente Marco Salvario nella recensione per Paratissima, una sensualità indifesa/maliziosa, una donna preda/cacciatrice al tempo stesso.

Rilevante è poi l’uso del colore e dei grigi, usati in alternanza a sottolineare con forza – con cromatismi accesi che risaltano sulle scale di grigi – quegli elementi comunicativi che sono il punto di forza del lavoro di Silvia: la triade occhi/mani/bocca, come sottolineato anche dall’autrice nella nostra recente intervista.

Il colore più usato è indubbiamente il Rosso, che è maggiormente carico di simbolismi ermetici e sensuali: colore naturalmente associato alle labbra e al colore più comune degli smalti, rimanda anche al sangue, alla sacralità rituale, all’energia. Frequente anche l’uso di azzurri e verdi, che producono dipinti segnati da un magnetismo femminile più freddo e distaccato.

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Uno studio sul colore che, in ambito fumettistico, era stato introdotto dall’autore americano nel suo capolavoro Sin City (1991), giocando su contrasti assoluti di bianco, nero e rossi. In esso, specialmente in A Dame To Kill For, il contrasto cromatico diventava un modo per evidenziare soprattutto la figura della femme fatale, del resto archetipo centrale del noir.

Una scelta stilistica mantenutasi anche nei recenti film realizzati nel 2005 e nel 2012, che possono essere forse ancor più avvicinati al lavoro di Silvia (che resta ovviamente autonomo e personale nella declinazione) poiché applicano tale espediente di forti toni cromatici su un bianco e nero non più a forte contrasto come quello del fumetto, ma a scala di grigi.

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Altro tema che appare è l’associazione della figura femminile a un elemento floreale che la caratterizza e la identifica, segnandone anche qui una natura divina (una donna dalle labbra verdi come le foglie sullo sfondo, come un’antica dea della vegetazione, o associata alle rose, comune simbolo della femminilità, ma originato dall’associazione di Iside alla Rosa).

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L’effetto di sottolineatura dell’occhio appare spesso anche associato a questo elemento floreale, come in quest’opera (o in quella che si vede in copertina), in cui la sensualità è sottolineata anche dall’atteggiamento di estasi sensuale.

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Altre volte l’elemento dell’occhio viene sottolineato con la sua cancellazione tramite una benda. La figura evidenzia anche la bocca, rossa come la benda, accarezzandola con un dito, le mani giunte. La firma, in rosso anch’essa, sembra quasi un sottile taglio sulla pelle della fanciulla. Appare una immagine di donna prigioniera, che ritorna in un nucleo (seppur minore) di altre opere.

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In questa donna bionda, ad esempio, il tema del bendaggio si ricollega al gesto del silenzio, simbolo oggi comune ma, nelle sue radici profonde, anch’esso legato all’ermetismo egizio: il “gesto di Horus Arpocrate”, con cui il dio invita al silenzio sui suoi misteri (gesto, in misura minore, associato talvolta anche a Iside, la dea lunare egizia).

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Il tema dell’imprigionamento dell’archetipo femminile appare anche in questo dipinto a fondo oro, quasi bizantino, dove la rete è un reale inserto materico. Particolare in questo dipinto l’uso di un colore nelle tonalità di un giallo dorato, colore che – dei tre ambiti primari, il rosso, il blu e il giallo – è quello che ricorre meno.

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In “White Mirror” e “Red Mirror” il temi già visti (l’occhio, la mano, la bocca) appaiono associati al tema dello Specchio, altro tema esoterico spesso esplorato dall’arte, specie dal surrealismo di autori come Magritte, per citare solo un nome. La conformazione delle due immagini produce una forma triangolare, che, unito alle scelte cromatiche, mi fa pensare al celebre video “Seven Nations Army” dei White Stripes, anch’esso carico di simbolismi ermetici (benché più mortiferi e apocalittici, a differenza di quelli vitalistici e femminili di Silvia).

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Insomma, l’arte di Silvia Perrone interpreta a modo suo il tema dell’eterno femminino, cogliendone indubbiamente l’eleganza e l’ambivalenza seduttiva, ma anche un senso di mistero quasi ermetico che bene si sposa con la Torino capitale esoterica da cui Silvia proviene.

A questo proposito, a fianco del nucleo principale di opere dedicate al ritratto femminile, che abbiamo qui indagato, l’autrice ha spesso studiato, in vari dipinti, la Mole Antonelliana, cogliendone anche le valenze iniziatiche, e sottolineando la connessione della Mole con le energie acquatiche della città: quelle del maschile dio Po, l’antico Eridanus, certamente, ma anche con la Dora, fiume femminile che bilancia le energie maschili del fiume più famoso. Una connessione che potrebbe rimandare, in fondo, a quella tra il Nilo e le Piramidi, che si collegavano al grande fiume come via d’accesso ai regni ultraterreni. E con questa immagine, indubbiamente la più scopertamente “esoterica”, vogliamo concludere questa breve dissertazione sul lavoro di Silvia, in attesa dei prossimi sviluppi della sua attività artistica.

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