La zona del Quié (Kyé)

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L’alta valle dell’Ellero vista dal Rifugio Mondovì

ROBERTA FERRARIS
Premessa necessaria è la spiegazione del termine «Quié (Kyé)»: designa, nel dialetto occitano della valle Èllero, il pronome personale singolare di prima persona. È il modo in cui nella parlata locale si dice «io». Solo nel 1969 il glottologo Corrado Grassi collocò il dialetto parlato in alcuni paesi delle vallate monregalesi nell’ambito occitano. Sono cinque i comuni riconosciuti dalla legge 482/99 come appartenenti alla minoranza linguistica occitana: Frabosa Sottana e Frabosa Soprana in valle Maudagna, Roccaforte Mondovì e Villanova Mondovì in valle Èllero e Roburent in valle Corsaglia.

Mondovì

Mondovì

Il percorso di visita
Il punto di partenza è Mondovì, cui fa capo il ventaglio delle brevi valli che si diramano dallo spartiacque delle Alpi Liguri, dal monte Mongioie (2630 m) e dal Pizzo d’Ormea (2476 m). Mondovì è stata in epoca medievale una delle più popolose e vivaci città del Piemonte, fondata nel XII secolo come libero comune. Vanta fin dal XV secolo una tradizione nell’arte della stampa e, in tempi più recenti, della ceramica. La città merita senz’altro una visita, soprattutto il centro storico di Mondovì Piazza, che si raggiunge con la nuova funicolare progettata da Giorgetto Giugiaro, rimessa in funzione dopo anni di abbandono. Si arriva nella grandiosa ed elegante piazza Maggiore, da cui si sale al Belvedere, per un colpo d’occhio eccezionale sulla cerchia alpina e su tutte le valli di Cuneo.
Da Mondovì Breo, passato il torrente Èllero, si sale verso Villanova Mondovì con la SP5. Il paese ha una vasta area suburbana di nuovi insediamenti, e per trovare il centro storico del paese bisogna raggiungere Villavecchia, borgo cinto da mura in epoca medievale. Si sale da piazza del Rivellino a piazza Maggiore, su cui affacciano l’ex parrocchiale di S. Caterina e la Confraternita della Santa Croce, gioiello barocco piemontese del XVIII secolo.

Grotta dei Dossi (Roberto Croci)

Grotta dei Dossi (Roberto Croci)

Non distante dalla frazione Dossi, alle pendici del monte Calvario, si trova la grotta dei Dossi, con interessanti concrezioni dai vivi colori, dovuti a ossidi presenti nelle rocce calcaree. Si prosegue sulla SP5 fino a Roccaforte Mondovì. A breve distanza dal paese, in posizione elevata, si trova la Pieve di S. Maurizio, fondata nell’XI secolo e affrescata all’interno nel XIII: un Cristo Pantocratore campeggia nell’abside.

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Pieve di San Maurizio a Roccaforte Mondovì

Continuando a salire sulla provinciale, alla frazione Bertini il Cascinale del Frati è un ex convento domenicano o benedettino, forse in origine dipendenza della certosa di Casotto. Le pareti esterne sono affrescate con scene di vita monastica e con un S. Cristoforo, attribuiti a Giovanni Mazzucco (XV sec.).

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Prea di Roccaforte Mondovì

La visita prosegue alla testata della valle, dove si trova la frazione di Prea, dominata dalla monumentale parrocchiale; proseguendo oltre si arriva alla chiesetta di S. Anna, in stile barocco francese (XVIII sec.).

Sant'Anna di Prea

Sant’Anna di Prea

Da S. Anna e dalla borgata Rastello partono sentieri per varie mete, negli ambienti carsici del Marguareis.
Da Villanova Mondovì la SP37 porta alla valle Maudagna e a Frabosa Sottana, di cui si ha notizia dall’antichità, quando i romani vi sfruttavano le risorse minerarie (ferro). Cave di marmo, ferriere e mulini furono attivi a Frabosa Sottana dal Medioevo all’età moderna, mentre oggi la risorsa più importante è il turismo: negli anni ’60 nacquero gli impianti delle stazioni attrezzate per gli sport invernali di Artesina, Prato Nevoso e Frabosa Soprana (Mondolè Ski), con 130 km di piste. Lungo la SP327 per Artesina e Prato Nevoso, alla frazione Miroglio si trovano le grotte del Caudano, importante complesso ipogeo con stalattiti e stalagmiti, esteso per oltre 3 chilometri. Le grotte sono aperte al pubblico il sabato, la domenica e nei periodi festivi.

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Grotta del Caudano

Da Frabosa Sottana la SP37 porta a Frabosa Soprana, comune autonomo già dal 1596. L’ipotesi sulla separazione dei due comuni si fa risalire alla diversità linguistica: rigorosamente occitana la parlata del quié di Frabosa Soprana, diversificata quella di Frabosa Sottana, che aveva una popolazione mista. Anche Frabosa Soprana poteva contare sulle risorse del suo territorio e in particolare sulla cave di marmo «verzino», utilizzato nel XVIII secolo per molti edifici a Torino e altri luoghi del Piemonte. Alla borgata Fontane, raggiungibile da Bossea e dalla val Corsaglia, si trova l’Ecomuseo di Case Ubbè, dedicato alla civiltà del castagno, con un percorso didattico nel castagneto, dove si trovano essiccatoi e carbonaie.

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Fontane (Valle Corsaglia)

Fontane è una delle borgate che più hanno conservato la parlata occitana: interessante la visita al museo etnografico «Cesare Vinaj», curato dall’associazione culturale «E’ Kyè».

Museo etnografico

Museo etnografico “Cesare Vinaj”

Con le SP288 e 183, e un percorso tutto di montagna, si scende nella val Corsaglia, facendo sosta a Bossea per la visita alle grotte (aperte tutti i giorni, escluso Natale e il 1° gennaio). La parte esplorata si estende per oltre 2 km, con importanti fenomeni del carsismo (stalattiti, stalagmiti, laghi sotterranei, cascate).

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Grotta di Bossea

Da Corsaglia si tocca San Giacomo, stazione sciistica e frazione di Roburent; il capoluogo comunale si raggiunge in breve con la SP35. La parrocchiale, titolata a S. Siro, è opera di Francesco Gallo (1723-39). Una torre di vedetta dell’XI secolo domina l’abitato.

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La ceramica monregalese
Nel XIX secolo Mondovì e l’area del Monregalese si distinsero per la produzione di ceramiche da tavola, utilizzando argille locali, in grandi opifici alimentati dalle acque dai vari torrenti. Nei primi anni dell’Ottocento era entrata in crisi l’industria delle seterie e la produzione di ceramiche, sia popolari, sia di pregio per le tavole borghesi, fu un’idea vincente: lo stile «Vecchia Mondovì» divenne famoso per le sue terraglie dipinte a colori vivaci, con immagini di animali domestici e paesaggi, sullo stile delle più celebri ceramiche inglesi. La decorazione distintiva della ceramica monregalese è quella del galletto, dipinto sul piatto a veloci pennellate e circondato da un bordo con motivo a trina color blu cobalto. I luoghi votati alla produzione furono, oltre a Mondovì Carassone, Chiusa Pesio e Villanova Mondovì, dove si trovavano gli opifici di Annibale Musso e dei fratelli Salomone.

L’articolo in Occitan: La zòna dal Quié

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L’alta Valle Ellero

L’articolo ci è stato gentilmente proposto dall’Associazione Chambra d’Òc.