Mùses. Il tempio delle Muse.

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LORENZO BARBERIS.

Si è inaugurato lo scorso sabato 26 settembre 2015, a Savigliano, il Mùses, l’Accademia Europea delle Essenze. Non un semplice Museo, ma un’Accademia, appunto, in memoria del Giardino dell’eroe Accademo dove si riuniva la scuola filosofica di Platone: un luogo di ricerca e di scambio, che vuole porsi come un polo culturale.

E il riferimento a Platone è particolarmente azzeccato: la scuola platonica completa la ricerca della filosofia antica, alla ricerca dell’Arché, l’Essenza fondante del reale, che Platone traspone – col salto alla metafisica – nel mondo delle Idee, dove trovare l’essenza spirituale e razionale delle cose. Il Muses, invece, continua a indagare le Essenze materiali, i Profumi, indagando la loro particolarissima ed antica arte, e mettendola in relazione con quelle dedicate alle altre Muse, appunto.

Da sempre infatti la Musica è venerata, fin dal nome, come la massima arte delle figlie di Zeus, in grado di soddisfare l’Udito; il Rinascimento vi aggiunge Pittura e Scultura, che soddisfano la Vista e il Tatto. Il Gusto ha avuto una grande rinascenza negli ultimi anni, proprio a partire dal cuneese: ma ha il suo inevitabile complemento nell’Olfatto, tra i più dimenticati in un discorso “alto” del piacere dei sensi.

Ora anche il quinto senso ha il suo tempio, in una sede prestigiosa come Palazzo Taffini, residenza reale dei Savoia, e in particolare di Carlo Emanuele. Nostradamus correttamente gli profetò che sarebbe morto in Jerusalem, onde per cui il sovrano evitò ogni pellegrinaggio crociato: e morì così qui in Savigliano, presso la sua corte, nel contiguo Palazzo Cravetta, che si affaccia appunto in Via Jerusalem.

Il prestigioso palazzo ci accoglie subito con la grandiosità del suo cortile interno, dove spicca “La palette del pittore” del tedesco Franz Stahler, dove i colori diventano simbolicamente pietre preziose evocate da vetri di Murano, ma potrebbero benissimo essere cristalli colmi di essenze profumate, nell’eterna sfida che l’Arte offre alla Natura, evocata anche nella magnifica Sala degli Dei di Palazzo Taffini.

Luogo di sperimentazione e ricerca, il Muses accoglie il visitatore con un laboratorio polisensoriale, ove è possibile, coniugando alchimia ed high tech, studiare la composizione di un profumo o realizzarne dei nuovi sotto la guida di esperti formatisi nell’università saviglianese, che ha un indirizzo di tipo chimico al proposito.

L’opera “In god we trust” di Ryts Monet guida il visitatore dal laboratorio al percorso espositivo. L’opera, realizzata con banconote di tutto il mondo a tema floreale, mette in collegamento l’attuale dedizione al profumo con la ricchezza barocca del palazzo, prima sede del potere regio, poi di quello bancario.

Ci accoglie poi il “genius loci”, l’amico Fabrizio Gavatorta, il pittore delle Ombre, che riproduce qui la silhouette della città di Savigliano dominata dal Monviso, il re di Pietra che sorge qui vicino e domina il Piemonte. Una delle sue donne misteriose inonda di petali la città, mentre davanti all’opera le sfere di vetro soffiato di Tamara Repetto e Roberto Pugliese creano una nuova installazione, “Inside Outside”, dove gli speaker inseriti nelle sfere ci rimandano i suoni della città, nell’avvolgimento sensoriale del profumo di Rosa che domina l’ambiente.

Le campane olfattive di “Reminescences of Emotions”, degli sloveni Maja Smrekar e Andrej Strehovec, ci permettono un’immersione totale nell’esperienza sensoriale del profumo, tra Lavanda, Elicriso, Menta, Melissa e Issopo.

Al piano superiore, un percorso storico sui profumi, introdotto dalle foto di Spela Volcic, che ha immortalato a grande dimensione dei fiori finti, giocando con la luce caravaggesca sulla duplicità del profumo immaginato, reale/assente, still life/natura morta: un’opera che nella sua polisemia è la perfetta introduzione al percorso, che si dispiega in un affascinante gioco di specchi tra realtà e finzione.

Negli ambienti alchemici del profumo dal medioevo ad oggi ci attendono gli spettri dei profumi passati interpretati con grande abilità attoriale, dalle imperatrici di Bisanzio alle nobildonne del Rinascimento, maestre di profumi e veleni. “Blow” dell’artista giapponese Kensuke Koike ci visualizza l’esplosione del profumo in una elaborata scultura di luci, che tuttavia nella sua modernità compositiva riesce a non spezzare per nulla l’incanto del tuffo nel passato.

Nella sala del Settecento, ci accoglie il piemontese Giovanni Maria Farina, misconosciuto padre dell’Acqua di Colonia (per lui, estratto di “un mattino italiano di primavera, dopo la pioggia”) che mostra come sia antica l’eccellenza piemontese nell’arte delle essenze e dei profumi, perdurante ancor oggi.

Insomma, il Muses avvolge come un’esperienza inebriante e vagamente ipnotica, in uno stordimento dei sensi che sarebbe piaciuto a Baudelaire, che spronava i simbolisti a porre il Profumo al centro delle loro inquietanti sinestesie, impossibili sintesi di parole in grado di condurre il lettore a una verità più alta, oltre i sensi, ma attraverso i sensi (e la loro fusione). I decadenti, con Des Esseintes (e il nostro D’Annunzio, nel Piacere) traghetteranno questa materialissima estasi nel Novecento, fino a quel “Profumo” (1985) di Suskind che, per Pennac era il viatico essenziale dell’amore per la letteratura dei giovani liceali francesi.

Insomma, una visita davvero consigliata, quella del Muses: non solo per l’unicità – almeno in Italia – dell’esperienza che offre, ma per l’approccio estetico alle arti che propone, e che dalle Muse dei profumi estende anche alle altre sorelle, in un tripudio di “Profumi freschi come carni di bimbi, dolci come il suono dell’oboe, verdi come praterie. Ed altri corrotti, ricchi e trionfanti, vasti come le cose infinite: l’ambra, il muschio, il benzoino e l’incenso, che cantano i rapimenti dello spirito e dei sensi.”