Da Triste a Trieste

Miramare

“O Miramare, a le tue bianche torri
attediate per lo ciel piovorno
fosche con volo di sinistri augelli
vengon le nubi.”
G. Carducci

LAURA BLENGINO

Parto e dopo ore di viaggio in treno, spesso passate a sonnecchiare, arrivo. Trieste.
La costa abbraccia il mare. Tiro una sorsata di respiro. Un misto di odore salino e pensieri intellettualoidi mi salgono nelle narici.
Ora sono pronta per scoprire e gustarmi la città.
La stazione mi accoglie col suo stile neoclassico. Stucchi, colonne, draghi e statue lattiginose mi salutano.
Passeggio tra queste vie, coi suoi palazzi e monumenti, e non sembrano neanche italiane. Simbolo di un impero asburgico che era qui, una volta.
Procedendo in questo dedalo di arte, cultura e intellettualismo ho una sorpresa. Incrocio tre personaggi-statue importanti. Svevo, Saba e Joyce. Una chiacchierata mentale, con retrogusto di passato, non può mancare.
Poi davanti a me si spalanca un panorama mozzafiato. Una Piazza storica sotto un tetto di nuvole. Piazza Unità d’Italia. E dall’altro lato della strada la distesa azzurra del mare, coi suoi moli.
I palazzi storici si inchinano a questa piazza. Palazzo Stratti, Palazzo Pitteri, Palazzo Modello, Palazzo del Governo, Palazzo della Giunta regionale, Grand Hotel Duchi d’Aosta e non meno importante Palazzo del Municipio.
Nel centro della Piazza svetta la fontana con la sua forma piramidale e un angelo sulla punta. Come a dire che i pensieri e te stesso prendono il volo?
Poi la meraviglia non è ancora finita.
Quello che mi sconvolge, come un’estasi improvvisa, sono i caffè storici. Oltre all’allestimento, anche l’aria che si respira, impregnata di letteratura. Caffè San Marco e Caffè degli Specchi.
Entro nel primo ed è come se accanto a me respirassero ancora i grandi scrittori del passato, che si sono seduti proprio qui. Ogni cosa profuma di un’età passata, di una cultura passata e di residui pensierosi. Sono immersa in un altro tempo e non vorrei più alzarmi e andarmene. Ma ci sono altre cose da apprezzare.
Una curiosità riguardo a questo posto.
Quando ho chiesto un dec, il cameriere mi fa “Nero?”. E io perplessa rispondo “Sì”.
Qui se vuoi un caffè ordini un nero. Al posto di un caffè macchiato chiedi un cappuccino. Se chiedete un caffè macchiato vi arriva un caffè con bricco di latte a parte. Poi c’è il cappuccino in bicchiere (caffè macchiato in bicchieri come tazzine) e il gocciato (caffè con una goccia di schiuma di latte).
Entro nel 2° bar e anche qui rimango stupefatta. Il soffitto dipinto meravigliosamente e il pavimento, un mosaico con la scritta “Caffè degli Specchi.”
Continuo la meravigliosa passeggiata tra le stradine dedalo di questa città che inaspettatamente mi regalano qualcosa.
Senza saperlo, leggo dopo sulla guida, sbucano dal nulla le statue di 3 grandi personaggi: Joyce, Saba e infine Svevo.
Come vorrei fossero in carne ed ossa e mi potessero dare consigli sulla scrittura!
Scopro chiese, palazzi, piazze, castelli, teatri. Ma non è ancora niente paragonato a quello che mi aspetta.
Castello di Miramare.
Vengo rapita e portata in un altro tempo.
Scaloni lignei con grifoni mi accolgono. Una fontana con 4 dragoni mi gorgoglia qualcosa: forse un segreto? Ma passo oltre. Stanze lussuose e incantevoli mi accarezzano lo sguardo. Mille soprammobili antichi, letti a baldacchino, drappeggi rossi con lo stemma dell’aquila, le sale giapponese e cinese con vasi, lampadari e scacchi a tema. E infine il trionfo: la Sala del Trono. Con maestosi lampadari, dipinti dei re e il soffitto a cassettoni mi lascia a bocca aperta.
E che dire allora del fuori?
Un parco verde a perdita d’occhio. E laggiù, sul molo, poggia la Sfinge. Di età tolemaica. Chissà cosa sorveglia?
Esco dal Castello e continuo a visitare la città. Vedo ancora Teatro Verdi, i resti del Teatro Romano, il Museo Revoltella, la libreria Saba, i Caffè storici.
Ma arriva il momento. Il momento di salutare questa città. Di rientrare a casa.
Allora allargo i polmoni e tiro una sorsata di respiro. Ecco cosa mi porterò. Un pezzo di Trieste. Nei polmoni e nel cuore. Oltre, ovviamente, a tutte le foto fatte. A testimonianza che anch’io sono passata per di qua.