L’imbroglione, o delle brame degli uomini.

benevagenna

SILVIA FENOGLIO
Sabato 25 luglio 2015, nella suggestiva cornice del Teatro Romano di Bene Vagienna (CN), a conclusione della decima edizione del festival Le ferie di Augusto, i giovani della Compagnia “Torino Spettacoli” hanno portato in scena L’imbroglione, con la regia di Girolamo Angione.

L’adattamento dallo Pseudolus plautino, curato da Angione e da Gian Mesturino, preserva gli elementi caratterizzanti del commediografo latino in una versione che la attualizza strizzando l’occhio alla contemporaneità.

Se l’azione prende l’avvio dal desiderio amoroso del giovane Calidoro per la cortigiana Fenicia, il suo motore è senz’altro la calliditas del servo Pseudolo, che sfrutta ai propri fini l’avidità del lenone Ballione, l’avarizia del vecchio Simone, la dabbenaggine del miles Arpace. Gli imbrogli del servus currens, che prendono forma spontaneamente (come il servo-poeta confessa, in uno dei canonici momenti metateatrali), sono messi in atto in collaborazione con Scimmia, schiavo di un amico di famiglia, e sua sorella Selena (personaggio non plautino, che offre spunti di comicità romanesca), ma soprattutto vanno a segno per la scarsa accortezza degli antagonisti: come più volte ripete Pseudolo mentre tesse la trama dei propri inganni, mai sottovalutare la stupidità degli uomini.

La brama di denaro che pervade questo mondo coinvolge anche i due personaggi femminili (Fenicia, che nella commedia di Plauto rimaneva sullo sfondo, diventa a tutti gli effetti coprotagonista, attingendo dal repertorio del tipo della cortigiana) e l’altro servo. Solo Calidoro e Pseudolo sembrano esserne esenti: ma mentre il primo è dominato da un’altra brama (l’eros, per il quale tuttavia egli è messo in ridicolo come poco virile), il secondo sembra aspirare, piuttosto, al soddisfacimento di semplici piaceri (come un paio di sandali nuovi, o una vacanza a… Borghetto Santo Spirito). Il maggior piacere per Pseudolo risiede tuttavia nell’atto stesso dell’inganno, nella sfida alle difficoltà apparentemente insormontabili, nella creazione dal nulla di mondi alternativi che modificano la realtà per mezzo della propria intelligenza.

Si apprezza, in questo Imbroglione, l’intento di riprodurre la vivacità del linguaggio caratteristica della commedia latina con doppi sensi, metafore, lazzi, giochi di parole. Le parziali innovazioni apportate al sistema dei personaggi e all’intreccio, le battute che alludono al nostro tempo, gli intermezzi musicali non stravolgono il carattere della commedia di Plauto, permettendole di continuare, ancora oggi, a farci ridere e sorridere.

Lo spettacolo andrà ancora in scena al Teatro Erba di Torino dal 17 al 19 ottobre 2015.