Il Futuro Nell’Arte

savigliano

LORENZO BARBERIS.

La scorsa domenica 10 maggio 2015 ho tenuto un mio intervento come critico ospite presso la manifestazione di “Itinerarte“, la più importante realtà emergente nell’ambito dell’arte contemporanea in Provincia di Cuneo, in questi ultimi anni.

barberis

Il mio breve talk – introdotto dal curatore di Itinerare, l’artista Fabrizio Gavatorta – si concentrava su “Il futuro nell’arte”, la rappresentazione del futuro all’interno delle arti visive. Lo spazio, la Confraternita della Crociata Nera di Savigliano, oggetto di un recente, avveniristico restauro, ha fornito una cornice perfetta.

02 1662 Cyrano di Bergerac - Astronave

Ho cercato di mostrare come “l’immagine del futuro” non sia un fatto recente, ma appaia già nella Proto-fantascienza del ’600, sviluppata in seguito alla Rivoluzione Scientifica di Galilei (qui sopra una “astronave” a mongolfiera nel viaggio ai reami della Luna e del Sole di Cyrano de Bergerac).

03 1726 Gulliver Laputa - Citta futura

Nel ’700, i Viaggi di Gulliver (1726) introducono la Città Volante di Laputa, un nuovo “panorama del futuro” che condiziona tutt’oggi l’immaginario fantascientifico.

1820-30 Charles Fourier Falansterio

Nell’Ottocento, il filosofo Charles Fourier (+ 1837) immagina i possibili sviluppi della Città Futura della nascente Rivoluzione Industriale come il Falansterio, la Città-Falange dove tutto è integrato in un solo edificio colossale. Anche qui, un’idea che passa soprattutto tramite le cartine, le piante, le vedute di questa città futuribile, e che influenza molto la visione successiva.

1877 Schiaparelli 1890 Perceval Lowell - Canali su Marte

Proprio il saviglianese Schiaparelli è oltretutto l’artefice di un nuovo archetipo: non la Città Volante, ma il Pianeta-Città. Il suo Marte tagliato da ciclopici canali visibili al telescopio dalla Terra (1877) verrà letto come dimostrazione dell’esistenza di una civiltà marziana da Perceval Lowell e in seguito, in chiave ancora più “fantastica”, dagli esponenti della Teosofia della grande medium Helena Blavatsky, che sosteneva di essere in contatto mentale con entità aliene, e non più, come nello spiritismo precedente, con divinità pagane.

Come si vede dall’immagine di copertina, quest’immagine di Marte influenzerà fortemente Frank Paul e gli altri maestri dell’illustrazione fantascientifica delle origini, dagli anni ’20-’30 in poi, restando poi nell’immaginario anche in seguito (Trantor, la città-pianeta dell’Impero Galattico di Isaac Asimov, o Coruscant, quella che domina l’Impero Galattico di George Lucas).

1914 Sant'Elia, La città nuova
E
 chissà che in qualche modo il Marte di Schiaparelli (che ovviamente rinnegava questa misinterpretazione del suo lavoro scientifico) non abbia influenzato anche il Futurismo (1909) e la sua Città-Macchina, immaginata soprattutto da Antonio da Sant’Elia, architetto dell’immaginario, nel corso degli anni 1910.

1926 Fritz Lang, Metropolis

Sicuramente l’immaginario futurista passa in Metropolis (1926) di Lang, fin dalla locandina, che diffonde l’immagine della città-futura che influenza tutta la SF successiva, fino a Blade Runner (1982) e al cyberpunk tuttora dominante in varie forme.

1931 b - 1952 Dali disintegrazione persistenza Memoria

Negli anni ’30, le teorie della Relatività di Einstein saranno riprese dai Surrealisti, in primis dal Dalì della persistenza della memoria (1931), di cui questa rilettura del 1952 è sicuramente una delle fonti remote e insospettabili del concetto di cyberspazio, con i suoi elementi scanditi in quanti pixellati. In Italia, qualcosa di analogo avviene con la Metafisica dechirichiana e il tardo futurismo.

1963 thole u433

Solo nel secondo dopoguerra nasce anche da noi la fantascienza (1952), di cui grande interprete visuale fu Karel Thole, copertinista della collana Urania di Mondadori che, nel 1962, imporrà il Tondo come archetipo della cover fantascientifica italiana, con un rimando al tema surrealista della sfera inquietante, e dell’occhio.

La collana SF italiana, pur basandosi soprattutto su traduzioni dei grandi anglosassoni, sarà invece innovativa nel proporre nuove, più azzardate copertine che sedimenteranno un nuovo e più aggiornato immaginario della science-fiction ripreso a piene mani da futurismo e surrealtà.

1980 Tanino Liberatore, Stefano Tamburini, Ranxerox

Anche il fumetto italiano di fantascienza, nato tardivamente, sarà molto più attento alla contaminazione tra “alto” e “basso”, tra nuove tecnologie e immaginario rinascimentale, come nel Ranxerox (1978) di Tamburini e Liberatore, che unisce il tema del cyborg a quello della crocifissione con volumi michelangioleschi.

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Un riferimento che resta anche in serie contemporanee come Orfani (2013), dove questa storia – ambientata in una decadente Roma futura (“Città aperta”) dominata da una dittatura tecnocratica europea – mostra ad esempio un cyborg-killer in una ambigua posa di Pietà michelangiolesca verso il ribelle catturato.

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Molto interessanti anche gli interventi del curatore Gavatorta, con cui abbiamo ragionato sul futuro dell’arte (resisterà la pittura tradizionale, o si imporrà la video-art e il digitale?), della pittrice Eleonora Visconti, che ha ipotizzato rapporti tra la figurazione del Marte del saviglianese Schiaparelli e gli esiti delle avanguardie storiche dell’astrazione, e interventi del pubblico sul rapporto tra arte, cultura e marketing. Insomma, una valida occasione di confronto, come fa sempre piacere trovare.