Leggere Modiano – 3

L’ERBA DELLE NOTTI, PER RISALIRE IL CORSO DEL TEMPO

Modiano 3

GABRIELLA MONGARDI.

Si tinge di giallo, questa volta, la scrittura di Modiano: il protagonista-narratore, Jean, cerca di ricostruire il proprio passato, in particolare “un periodo breve e torbido” imperniato intorno a una ragazza misteriosa, Dannie, che “si è cacciata in una brutta faccenda”: un omicidio, e forse altro ancora.

Soprattutto, però, si fa più intensa, sentenziosa, filosofica, come se invecchiando lo scrittore sentisse il bisogno di distillare in forme più nitide e chiare l’essenza della vita, in una sorta di ricapitolazione. Si fa anche più esplicitamente metaletteraria, non solo perché l’io narrante questa volta è un letterato di professione, che tratta ‘da amici’ gli autori della letteratura francese, ma anche perché Modiano si autocita (Nel caffè della gioventù perduta) e dissemina il testo di vere e proprie dichiarazioni di poetica: si scrive per fissare dei “punti di riferimento”, ma soprattutto “per trovare linee di fuga e scappare attraverso le brecce del tempo” o per “decifrare i segnali morse che un misterioso corrispondente mi invia da un lontano passato”. E la chiave per decifrare questo “linguaggio in codice” è data anche da titoli di libri che scandiscono le tappe della ricerca del protagonista e fungono da segnavia per il lettore: Le temps des rencontres, Le porte del passato, Un uomo si affaccia sul suo passato, Finis le rêves.

Al lettore Modiano questa volta non richiede di collaborare attivamente all’indagine del narratore, ma semplicemente di seguirlo nelle sue peregrinazioni nello spaziotempo e di lasciarsi guidare, abbandonandosi alla musica delle parole, all’intreccio dei leit-motiv, mai così suggestivo e potente, mai così palpabile e trascinante – due principalmente, il tempo e la luce, spesso mescolati insieme, come nello stupendo finale: “Il bosco, i viali deserti, la massa scura dei palazzi, una finestra illuminata che ti dà la sensazione di aver dimenticato di spegnere la luce in un’altra vita, oppure che qualcuno ti stia ancora aspettando”.

Anche la lingua di questo romanzo è diversa: non più sobria, piana, denotativa ma accesa da una metaforicità insolitamente diffusa. O meglio: l’intensità del sentire è tale che le parole più banali, quelle con cui chiamiamo gli oggetti più comuni – manoscritto, hotel, cane, albero – si caricano di allusività e le cose diventano correlativi oggettivi, grazie al gesto dello scrittore che “pagina dopo pagina” le sottrae alla “tetra vita quotidiana” per dar loro “ un po’ di ombra e di luce” .

A questo punto è chiaro: tutti i romanzi di Modiano non sono che una sola sinfonia, costruita secondo la legge musicale delle variazioni sul tema – il tentativo di ricostruire un’identità e non perdersi nell’oblio, una forma di ‘resistenza’ al tempo realizzata attraverso lo spazio (prevalentemente la topografia di Parigi), che di volta in volta si modula in una diversa tonalità e ritmo. Troviamo così l’irruzione della “Grande Storia” in Viaggio di nozze e in Dora Bruder, l’autobiografia di una ragazzina e le lingue straniere in Bijou, il sovrapporsi delle voci narranti in Nel caffè della gioventù perduta e, qui, il poliziesco e la letteratura: che alla fin fine sia proprio la Letteratura, la Scrittura, la misteriosa “erba delle notti” del titolo?

P. MODIANO, L’Herbe des nuits, Gallimard, Parigi 2012 (L’erba delle notti, trad. it. di E. Caillat, Einaudi, Torino 2014)

QUI la recensione di un altro romanzo di Modiano