Il Dialogo veste Eula.

LORENZO BARBERIS.

Per il secondo anno, Villanova Mondovì organizza i “Dialoghi Eula”, occasione d’incontro politico in ricordo di Lorenzo Eula, gloria politica locale.

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Nato nel 1824, il villanovese Eula compì tutto il cursus honorum da procuratore del re a Mondovì, incluso quello di primo Presidente della Cassazione della storia italiana, nel 1891. Un ruolo che ancora oggi sappiamo cruciale, negli anni in cui tra l’altro iniziava il primo grande scandalo della storia unitaria, quello della Banca Romana. Giolitti, monregalese e dominus della politica dell’epoca, lo vorrà ministro di Grazia e Giustizia (nonché, allora, dei Culti religiosi) nel suo nuovo governo del 1893, come segnale di rinnovamento e “pulizia”; Eula accettò, ma morì poco dopo, lo stesso anno.

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L’incontro politico è stato di livello. Già l’anno scorso vi era stato un primo incontro con una guest star come Luciano Violante; quest’anno però vi è stata una maggiore diffusione dell’evento, che però, per il livello, avrebbe forse potuto avere ancor più risonanza.

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Il dibattito più interessante forse quello di venerdì 10 aprile, su politica e social media, tenutosi venerdì, ma oggettivamente poco pubblicizzato rispetto ai nomi, vere  ”eminenze grigie” dietro le coloratissime quinte teatrali della politica d’oggi.

La discussione del tema infatti coinvolgeva Mike Moffo, digital strategist, campagne elettorali di Barack Obama 2008 e 2012, Laura Bononcini, head of public policy Facebook Italia e
Valentina Di Leo, social media strategist, campagne elettorali Matteo Renzi 2012 e 2013.

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E la maggiore propensione alla comunicazione mediatica di questo secondo anno si vede anche dalla scelta del “grande nome” per il sabato pomeriggio; none pensato, probabilmente, proprio per generare dibattito: Elsa Fornero, front-woman della famigerata riforma pensionistica detestata dai pensionandi, specie i biblici esodati, ma anche poco amata dai giovani lavoratori per la battuta sui laureati “choosy”. La Fornero (che, comprensibilmente, si concede poco a incontri pubblici: è la cosa che ha reso eccezionale l’occasione) è stata anche oggetto di una contestazione – violentissima su Facebook, garbata e civile di persona: cosa che alla fine per la Fornero è stata l’occasione per una buona pubblicità, dimostrandosi “dialogante” come l’occasione, da titolo, imponeva. Ciò ha sicuramente contribuito alla notorietà dei “Dialoghi”, con un passaggio anche sulla Stampa.

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Stranamente, moltissimo meno sdegno verso la presenza di Renata Polverini, ex governatrice di quel Lazio a totale guida della “nuova” destra, ai bei tempi del sindaco di Roma Alemanno e di Storace.

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Il vero evento era però l’esordio in anteprima nazionale dello spettacolo del Terzo Segreto di Satira, gruppo di satira politica nato con YouTube e approdato a La7, con “Piazza Pulita”.

In sala presenti gli autori Pietro Belfiore, Davide Rossi, Davide Bonacina, Andrea Fadenti (assente Andrea Mazzarella), e soprattutto, per i fan, i due attori-simbolo della serie, il Bersaniano (Marco Ripoldi, qui sottoe il Renziano (Massimiliano Loizzi, qui sopra).

Gli attori, in un gustoso sketch, hanno ironicamente rivelato come questa identificazione ha “rovinato loro la vita”, ma poi si sono cimentati in un nuovo “doppio” tra Bersaniano e Renziano che ricorda l’eterno “Che cos’è la destra, cos’è la sinistra” di Gaber, o le analoghe riflessioni dei film di Nanni Moretti: la differenza politica che diviene differenza cultural-antropologica (se vogliamo andare ancora più indietro, sul Candido degli anni ’40, il “visto da destra / visto da sinistra” di Mosca e Guareschi).

La satira del Terzo Segreto diviene quindi in realtà, partendo della politica, satira sociale, l’eterno contrasto tra l’italiano di destra e l’italiano di sinistra. Un tema diffuso, ma che qui è declinato con l’immensa finezza di saper rendere, in chiave pop, la “guerra fredda civile” interna al PD tra le due macro-correnti, tra il Vecchio da rottamare e un Nuovo che sa di antico. Rivediamo il video delle primarie del 2013, e dopo la vittoria di Renzi lo Sliding Doors della trasformazione del PD indossando una semplice ed elegante camicia bianca sopra la stessa roba di sempre.

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L’accelerazione della politica e della società rende piacevolmente archeologici altri reperti, come “il Dalemiano“, interpretato da Ripoldi prima di dare il volto al loser bersaniano. Forse lo sketch più riuscito nell’illustrare un machiavellismo, quello di D’Alema, che Renzi è riuscito in effetti ad asfaltare, sostituendovi la sua astuzia altrettanto spietata, ma più basic, più 2.0, privandoci dell’eleganza delle trame dalemiane quando non voleva andare a teatro o voleva far cadere un governo.

Ancor più preistorici i video sulla destra. Quello di Gheddafi (il primo, con il compianto dittatore libico che si adira, nel 2011, con Berlusconi, per aver attribuito a Mubarak l’onore di cotanta nipote, Ruby Rubacuori) e quello dell’Ultimo Padano ci parlano di un berlusconismo e di una Lega Nord che non esistono più: il primo fagocitato dall’ancor più callido renzismo, il secondo trasformato radicalmente dal Salvini nazionale.

Semmai, il contraltare della pseudo-sinistra renziana viene dall’Altrove assoluto, satireggiato nel sempre attuale video sui Grillini (che però non può rinunciare ad un affondo finale a Renzi) o – siamo sempre da quelle parti – quello sui No-Euro che si perdono nella loro contorta metafora da chiacchiere da bar (è il video più “metaletterario”, che ironizza sul ridurre a vita vissuta le politiche macro-economiche che passano sulla nostra testa).

Il video più contestato, a sorpresa (ovviamente, si attendevano molto peggio sfottendo Grillo: e invece la contestazione principale è sulla partita a carte con cui si apre il video, dove non si potrebbe andare a scopa nell’ultima mano…) con interminabili dietrologie sui “mandanti” di un video letto a volte come “pro”, a volte come “anti” Germania (con un netto prevalere degli antieuropeisti, ca va sans dire). E dai prolissi commenti e relativi like (specialmente il surreale dibattito sull’impossibile costo di 15 spritz per 64 euro…) viene così ricavato un altro sketch dello spettacolo live, con un interessante esempio di meta-teatro che interagisce con le dinamiche del web, sfruttandole efficacemente ai suoi fini.

E anche, appunto, una riflessione sull’uso politico dei social media: lo scopo stesso per cui questi Dialoghi Eula 2015 sono stati creati.